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giovedì 17 dicembre 2015

UNA NOTA DI SPERANZA PER IL PARCO DELL'APPIA DAL VII MUNICIPIO






Il 10 dicembre 2015 il Consiglio del VII Municipio ha votato un ordine del giorno per unire  i 30 ettari della tenuta della Barbuta, situata all' angolo tra GRA ed Appia Nuova, al Parco dell Appia: queste le parole dell ODg del Municipio:  " ...Alla chiusura del Campo di concentramento Rom della Barbuta, che avvelena la salute fisica e la salute civica degli abitanti, deve seguire una efficace tutela ambientale di quei luoghi, sottraendoli definitivamente ai recenti e futuri tentativi di  speculazione, mediante l' accorpamento della Barbuta al Parco dell Appia Antica" .
La Sezione Romana di Italia Nostra esprime il proprio profondo apprezzamento per il VII Municipio e per l' impegno meritorio del suo Vice Presidente Tutino.
Un gesto politico assai importante che rimette la vicenda Barbuta nella giusta prospettiva: quella di evitare una ennesima volgare speculazione edilizia. Che era perfino approdata in Campidoglio sotto l'abito di azioni umanitarie, affidate all' iniziativa di una multinazionale.
Quella della Barbuta è vicenda di vitale importanza per il paesaggio dell' Appia e che merita di essere approfondita per i suoi contorti risvolti politici.
Valgano in proposito l'unito comunicato stampa della Sezione di Roma e la accurata memoria anche storica redatta sulla annosa vicenda da Oreste Rutigliano

COMUNICATO STAMPA
16 GIUGNO 2015
BARBUTA ROMA APPIA: UNA STORIA INCREDIBILE!
ALTRI CENTRI COMMERCIALI E QUESTA VOLTA SU UN’ AREA DI PROPRIETA’ PUBBLICA.
Sono giorni di sconcerto per il malaffare nella gestione della cosa pubblica comunale.  A noi sconcerta ancor di più che non si vada a scavare nella annunciata e subito dimenticata operazione urbanistica della Barbuta. Che cosa è la Barbuta?

Un area di 30 ettari di proprietà comunale, destinata a verde pubblico e situata all’angolo tra esterno GRA e Via Appia Nuova. Venne destinata a verde pubblico dalla Variante di Salvaguardia del 1991 in funzione dell’ arricchimento dei valori paesistici del Parco dell’Appia.
Un cono visuale parte parallelo all’Acquedotto di Claudio ed attraverso una direttrice libera da costruzioni: Capannellle-Barbuta-Aeroporto di Ciampino giunge direttamente ai Colli Albani.
Ed allo stesso modo provenendo dalla Antica Appia in corrispondenza del GRA, grazie allo spazio libero della Barbuta si apre la visione iconografica più famosa della consolare al cospetto del Vulcano laziale.

Ne è conseguito che il Parco abbia inserito Capannelle e Barbuta nel Piano di Assetto, che giace in Regione, nelle zone di ampliamento e che il PTP 12/15 abbia prescritto per la Barbuta : " sistemazione a Parco Pubblico attrezzato, anche con impianti sportivi e servizi locali previsti da strumenti urbanistici". Senza alcuna costruzione per essere chiari.
E se non bastasse è anche zona dichiarata di interesse archeologico di area vasta.

In tutto questo, si è pensato, giungendo fino in Consiglio Comunale, di usare questa proprietà pubblica preziosa come vile “ merce di scambio”. Se la Barbuta è strategica per il Parco dell’Appia, lo sarebbe certamente anche per la eccezionale accessibilità della posizione sotto il profilo commerciale. Si fa avanti il Gruppo internazionale Leroy Merlin. Ci vuole fare un centro commerciale in cambio di un quartierino per  Rom stanziatisi casualmente e provvisoriamente sull’ area da alcuni anni.
Tutto sembra normale: oramai ci si è abituati a considerare i Piani Urbanistici semplici consigli, i vincoli paesaggistici, meri ostacoli di vecchie visioni estetizzanti, i Parchi una palla al piede.
E la proprietà pubblica? Che dovrebbe essere una cosa “ sacra “, viene vista addirittura come un occasione per le operazioni politiche più spericolate.

Nessuno ci assicura che in futuro altre proposte di potenti operatori, anche internazionali, non possano forzare PRG, vincolo paesaggistico e ridurre a coriandoli le eventuali presenze archeologiche.
E allora ci rivolgiamo alla Regione per un suo pronto intervento per consolidare una conquista storica, come questa, con l’approvazione, urgentissima, del Piano di Assetto del Parco dell’Appia che giace dal 2002.


ROMA, VIA APPIA NUOVA, ZONA A VERDE PUBBLICO BARBUTA: UNA BRUTTA STORIA
 L’area di 30 ettari si chiama Barbuta. Dal nome di una antica tenuta agricola.
 E’compresa nell’angolo formato dal GRA e dalla ortogonale Via Appia Nuova, sulla parte esterna del GRA stesso.
 Da molti anni è in abbandono e su parte di essa si sono insediati  i nomadi con un loro accampamento.
Ma con ogni evidenza appare strategica dal punto di vista commerciale, per la sua accessibilità e per la sua visibilità; essa è in grado di catturare migliaia di consumatori che transitano sull’asse viario fondamentale Roma-Castelli.
Ci ha messo gli occhi la multinazionale Le Roy Merlin. Si è accordata con Capodarco, la famosa cooperativa assistenziale vicina all’On.le Battaglia ( PD ). Metterà a disposizione un quartierino per i nomadi, in cambio del permesso di costruire il suo mastodonte commerciale.
Ma si dà il caso che l’area sia strategica anche per il Parco dell’ Appia Antica.
Percorrendo l' Antica consolare provenendo da Porta S.Sebastiano in direzione Sud, poco prima di  sovrastare il tunnel del GRA, sul dolce rilievo della colata lavica si apre in tutta pienezza il cono visuale Appia - Castelli. Chi proviene dalle mura aureliane ora si trova direttamente al cospetto del potente rilievo di Monte Cavo ed a tutti i Colli Albani. E ritrova dal vivo l' iconografia più prepotente del grande monumento viario.
Il profilo antico del Vulcano Laziale, qui a suo modo imponente e dai colori cangianti, si contrappone all’asse viario. E la strada a sua volta lo sfida fin nella sua storia più antica.
Ed ancora, qui, l’area protetta mancherebbe di sufficiente spazio vitale alla propria sinistra, ad Est, se non ci fosse questo grande spazio libero ed agricolo.
Per tutte queste ragioni, e per salvaguardare questo primario cono visuale, fin dal 1991, la Variante di Salvaguardia, volta a salvaguardare natura e paesaggio della campagna romana, provvide a cancellare dall' area della Barbuta ogni previsione di espansione edilizia.
Consentendo inoltre una direttrice visiva libera da ostacoli nella successione Parco degli Acquedotti, Lucrezia Romana, Capannelle, Barbuta, Fonte Appia, Aeroporto.
E poiché su di essa già esisteva una previsione di espansione edilizia ed un progetto di lottizzazione delle Cooperative Bianche ( Consorcasa ), che si erano assicurate i terreni, si giunse ad un provvedimento di delocalizzazione del progetto Consorcasa su altre zone con acquisizione dei 30 ettari della barbuta al demanio comunale con una destinazione provvidenziale a Verde Pubblico ( allora zona N ).
Successivamente nel 1997 venne apposto il vincolo art. 1, lettera m, della legge Galasso, in contemporanea con analoghi vincoli apposti su altri vitali margini dell’Appia a Tor Marancia,  Boville e Mugilla.
In tempi più recenti  il PTP 12/15, l'unico PTP approvato nel Lazio,  la classificò come area TPa 78 con le seguenti prescrizioni: " sistemazione a Parco Pubblico attrezzato, anche con impianti sportivi e servizi locali previsti da strumenti urbanistici".
Poi è stata la volta nel 2002 del Piano di Assetto del Parco dell’Appia Antica, predisposto dall’Ente parco, che ha previsto consistenti ampliamenti dei confini del Parco stesso e tra questi fondamentali in questo settore i due circuiti dell’Ippodromo delle Capannelle e la stessa tenuta della Barbuta. Per la quale le prescrizioni sono state ancor più rigide di quelle del Piano paesistico. E cioè: : area 3.1 di protezione a prevalente valore storico archeologico e paesaggistico. Come dire solo agricoltura.
Solo dopo aver ricordato queste premesse si può percepire la gravità del procedimento di “ alienazione “ di questi terreni preziosi ad una multinazionale.
 Preoccupa gravemente che in Comune si sia preso anche solo in esame, con amnesia e leggerezza, un progetto di Centro commerciale, laddove un intero apparato vincolistico prevede la salvaguardia di quell’area.
 Il progetto è stato per buona fortuna contestato in extremis in Consiglio Comunale, ma non  per motivi storico urbanistici e paesaggistici, ma solo sulla base di motivi sociali, confermati da direttive europee, che sconsigliano la creazione di quartieri monoetnici e cioè di ghetti  non integrabili.
> Contestazione debole ed aggirabile con altre forme di munifiche donazioni sociali da parte del colosso commerciale entrato in campo. Che difficilmente mollerà la presa su un simile affare.
 DAL NOSTRA PUNTO DI VISTA LA VICENDA SI PRESTA AD UNA LETTURA ASSAI PREOCCUPANTE.
> QUI NON SI RIPETE PEDISSEQUAMENTE L' ABNORME PRETESA  DELL’ ASSESSORE  CORSINI DEL CENTRO DESTRA, CHE PER FARE IL VILLAGGIO OLIMPICO ALL’ IPPODROMO DI TOR DI QUINTO, VINCOLATO PAESAGGISTICAMENTE, PROCLAMAVA CHE IL VINCOLO LO SI POTEVA TRANQUILLAMENTE REVOCARE. SUSCITANDO SCONCERTO E IMMEDIATE REAZIONI.
> QUI SI AVVERTE, AL CONTRARIO, IL CLIMA DI DEREGULATION  PREPOTENTE  E VINCENTE, DIVENUTO PRATICA POLITICA USUALE E ADDIRITTURA SANCITO DAL DECRETO LEGGE SBLOCCA ITALIA.
> ED IN TALE PROSPETTIVA VA OGGI VISTA LA VICENDA.
> UN PRECEDENTE MICIDIALE CAPACE DI CORRODERE ALLE FONDAMENTA LA STORIA E LA NORMATIVA CONSEGUENTE OTTENUTA SULL APPIA DOPO L' IMPEGNO DI DUE GENERAZIONI.
> SULLA INDICAZIONE VOLUTA CAPARBIAMENTE PER UN INTERA VITA DA ANTONIO CEDERNA.
> Ciò detto non si può non ricollegare a questo progettato misfatto quanto accade a Frattocchie all estremo margine sud  del Parco Regionale dell Appia Antica.
> Qui i frati Trappisti, edificavano ai primi del novecento un convento dotato di 20 ettari di preziosi vigneti.
> Uno spazio che consente di immaginare una continuità tra Parco dell Appia e Parco dei Castelli.
> Aggiungasi poi che i Castelli nel corso degli ultimi tre lustri hanno visto passare le vigne, per cui erano famosi, da 11.000 a soli 6000 ettari.
> Sotto la pressione edificatoria e residenziale.
> Nel mentre si predica, forse invano, l intangibilita' degli spazi agricoli.
> Bene, anche qui, si parla di vendita a soggetti con un unico scopo sociale: mattone  e cemento.
> È TEMPO DUNQUE DI ALLEANZE E DI SFORZI CONGIUNTI TRA ORGANI DI TUTELA STATALI E REGIONALI.
> SEMPRECHE' NON CI SIA RASSEGNATI AD UN DESTINO DI SVENDITA DEFINITIVA DEL PATRIMONIO STORICO- PAESAGGISTICO, SOTTO L INCALZARE DELLA CRISI.
> CON EVIDENTE MIOPIA ED EPOCALE ERRORE DI STRATEGIA DEL FUTURO.
> Oreste Rutigliano

> Post Scriptum
> Non posso non rammentare in questa rievocazione accadimenti che mi hanno visto protagonista che mi spingono a rendere il dovuto riconoscimento ad un gentiluomo della politica: il capogruppo democristiano in Campidoglio nei primi anni 90 al tempo del Sindaco Carraro: Luciano Di Pietrantonio, un ex sindacalista prestato alla politica.
> Nella lunga complessa vicenda della variante di salvaguardia, che ho vissuto in qualità di allora  e consigliere comunale di Roma, membro della Commissione urbanistica, mi imbattei in una segnalazione di alcuni cittadini sul rischio di edificazione della Barbuta.
> In Consiglio comunale ripresi la segnalazione sollevando le proteste del Gruppo DC, appoggiate in aula dagli assegnatari futuri degli appartamenti di cooperativa. In verità seriamente esasperati nel veder sfumare un sogno già a portata di mano.
> Fu in tale circostanze, che con grande coraggio e profondo senso della sua missione di rappresentante degli interessi generali della città,  che intervenne il capogruppo democristiano Di Pietrantonio.
> Questi, contro il suo " popolo" presente in aula, diede a tutti con autorevolezza una lezione di senso civico dichiarando vere le ragioni del fermare, finché si era in tempo, un errore che avrebbe portato vantaggi per pochi e danni ad un disegno urbanistico di alto interesse per il futuro assetto cittadino.
> Fu così che passò quel meritorio blocco, e il successivo iter di delocalizzazione delle cubature già assentite, con passaggio della Barbuta nel demanio e nelle disponibilità del Comune. Che immediatamente la destinò a Verde Pubblico.
> Tempi lontani anni luce dal presente meschino ruolo di tanti rappresentanti politici odierni, senza poteri e senza prestigio, che vivono la loro vita nelle istituzioni da " nominati", revocabili al minimo dissenso. Ed incapaci di denunciare simile assurde storture.

lunedì 14 dicembre 2015

GIOVEDI' 17 DICEMBRE ALLE ORE 17,30 LA PRESENTAZIONE DEL NUOVO LIBRO DI ROBERTO DRAGOSEI

 “ Il Papa & L’Architetto” è questo il titolo dell'ultima fatica letteraria di Roberto Dragosei, architetto e socio di Italia Nostra Roma. Carlo Ripa di Meana, presidente di Italia Nostra Roma, interverrà alla presentazione,anticipata a  Giovedì 17, alle ore17,30, alla  Sala Convegni di Gangemi Editore., V.Giulia 142 (di fronte al Liceo Virgilio).


ERRATTA CORRIGE: LA PRESENTAZIONE E' GIOVEDI' 17 E NON VENERDI' 18 COME DA LOCANDINA







Un grande affresco storico sul breve pontificato di Sisto V e l'architetto Domenico Fontana. Un connubio che portò al completamento della Cupola di San Pietro.
Tutti i soci e gli amici di Italia Nostra Roma sono pregati di partecipare.

venerdì 11 dicembre 2015

LO STOP DELLA REGIONE SULLO STADIO DELLA ROMA A TOR DI VALLE


Dopo il fallimento della Parsitalia, il gelo della Regione Lazio il progetto va fermato definitivamente


Progetto lacunoso, integrazioni richieste ma non consegnate, omissioni negli elaborati e, soprattutto, una marea di cubature per negozi, alberghi e uffici che sforano ampiamente il consentito.

Italia Nostra Roma aveva già segnalato il grave rischio idrogeologico  e la mancanza di applicazione del principio dell’invarianza idraulica dell’area che doveva essere scartata senza le forzature che sono contenute nella delibera dell’Assemblea Capitolina  del 22 Dicembre 2014 sulla “pubblica utilità” del progetto.

ATAC ha già dichiarato l’impossibilità di realizzare il prolungamento della Metro B
per gli enormi disagi che i lavori provocherebbero agli utenti del percorso attuale.

Non basta congelare il progetto per mancanza di integrazioni e lacune: il progetto va fermato e quella scelta infelice  dell’area va ripensata radicalmente.

I terreni per lo stadio della Roma vanno  individuati in area metropolitana già servita da infrastrutture per la mobilità.


martedì 1 dicembre 2015

ITALIA NOSTRA ROMA: “L’ENTE REGIONALE DEL PARCO DELL’APPIA ANTICA E’, A TUTT’OGGI, INDISPENSABILE.” BASTA ATTACCHI INDISCRIMINATI



Dapprima un attacco al Parco dell' Appia per aver accettato la sponsorizzazione della Società Autostrade, che, venuta a cadere ha lasciato sul campo irrisolte le urgenze più gravi.
Poi l'accusa di inadeguatezza, per essere il Parco dotato di mere competenze naturalistiche, in territorio essenzialmente archeologico
Infine la delegittimazione per avocare il tutto alla Soprintendenza archeologica di Roma, che pur con grandi meriti, non è  strutturata per un territorio così vasto e complesso. Territorio  che richiede competenze istituzionali in materia urbanistica e paesaggistica proprie di un Ente Parco.
Italia Nostra Roma ricorda come l'Ente Parco sia stato fortemente voluto dallo stesso Antonio Cederna, che con entusiasmo accettò di esserne il primo Presidente.



Italia Nostra Roma, con questo intervento di Oreste Rutigliano, intende apportare le dovute correzioni ad un "racconto" del Parco, parziale ed ingeneroso, mettendo l'accento sulla gestione urbanistica e paesaggistica, che vedrebbe il Parco Regionale dell'Appia antica in totale crisi senza  un Ente apposito.







Il Parco dell’Appia:in quale contesto storico va inquadrato
A Roma negli anni 80 e 90 ci fu una rivoluzione urbanistica
Dal grande sparpagliamento dei quartieri si passò ad un nuovo ordine, che vide l’edificato contenuto entro le sponde e gli argini di grandi estensioni agricole e verdi.
Per consolidare tale intenzione e al contempo salvare, per sempre, monumenti, paesaggi e concrete estensioni di agricoltura e di campagna romana, destinata altrimenti a scomparire, si puntò decisamente sui Parchi Regionali. Le c.d.” aree protette “, per le quali vige un sostanziale regime  di inedificabilità, senza scadenze e senza corrispettivi finanziari, per chi ne risulti penalizzato.
Poco importa che la legge istitutiva metta in primo piano gli aspetti naturalistici, poiché di fatto è la salvaguardia urbanistica delle campagne e del paesaggio, come dimostrato dai lunghi contrasti politici che hanno anticipato la loro nascita, che sono atto distintivo di tali Parchi. Come detto, vere e proprie nuove strutture urbane.
Il Parco dell’Appia, da sempre sotto l’attenzione dei media, nacque già nel 1988 e nel 1996 venne inquadrato nella nuova disciplina della legge regionale sui parchi n. 29 del 1997.
Il Parco dell’Appia rappresenta dunque l’avanguardia delle aree protette all’interno della città di Roma o meglio dell’area metropolitana romana.
La sua salute, la sua attività, la sua sopravvivenza come Entità giuridica e politica si ripercuote su tutti gli altri Enti Parco dell’Area metropolitana.
Ogni attacco al Parco dell’Appia non può che suscitarci preoccupazione, proprio ora che tutti gli Enti Parco sono commissariati da 7 anni, nel tentativo di indebolirli,  e di ridimensionare le protezioni.
Si afferma spesso che esso non è altro che la duplicazione dei compiti assegnati dalla legge alla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. La quale dovrebbe essere l’authority unica depositaria di ogni potere su quel territorio.
Insostituibili competenze urbanistiche e gestionali
In realtà dopo i 200 articoli di Cederna, partiti nel 1953, la prima traccia concreta e giuridica del sogno di un’Appia protetta la si ritrova nella cartografia coloratissima del PRG di Roma del 1965.
La rappresentazione è una macchia di colore verde acceso, zona N ( verde pubblico ), conferma grafica e giuridica del concetto di “ cuneo verde fin dentro la città “ , che dalle ampie aree agricole tra Appia ed Ardeatina  va a restringersi in prossimità delle Mura Aureliane . Per puntare, infine, attraverso  la passeggiata archeologica ed i fori, al Campidoglio.
Nella carta di identità del Parco è preminente l’estensione: 3500 ha., oggi, e 4860 ha. qualora vengano accolte in Regione le espansioni previste dal Piano di Assetto.
Può un’area così estesa essere stralciata totalmente dal resto della città senza riconoscere ai Governi locali, comunali e regionali, per quanto non amati, alcun diritto di parola?
Quale potere centrale potrebbe oggi eradicare le potestà comunali e regionali in modo assoluto, se non con atti di imperio inimmaginabili, su estensioni così vaste e fortemente interferenti con la vita urbana.
Noi auspichiamo un Parco archeologico nazionale. Ma l’auspicio dovrà comunque un giorno misurarsi con un territorio protetto oltremodo vasto ed in gran parte non demaniale. Quanto durerebbe questa gestazione? Quanto tempo impegnerebbe la trattativa con gli Enti locali, qui certamente in posizione fortemente dialettica?
Forse bisogna ringraziare che essi abbiano conferito molto tempo fa, ( oggi non lo farebbero più) detti poteri all’organismo Parco per una gestione unitaria. Perlomeno in termini giuridici e di gestione. Di fatto resta ai Comuni un potere di indirizzo, che si manifesta anche con le nomine di Consiglieri e Presidenti.
Questa delicata trama dalla quale è nata comunque una gestione fortemente indirizzata alla tutela e quindi assai positiva, non può essere sconosciuta ai più accorti osservatori.
La stessa Soprintendenza Archeologica di Roma dovrebbe apprezzare questo presidio, che opera nella giusta direzione e che rafforza e facilita una progressione verso obiettivi, che sono oggettivamente difficili, in una società che da vent’anni privilegia gli interessi privati, annebbiando le ragioni degli interessi collettivi.
Attacchi ingenerosi ed ingiustificati
Eppure sono continui gli strali all’Ente Parco a partire da quelle sue primarie competenze naturalistiche, giudicate inadeguate in un grande parco archeologico. Strali che vengono dal mondo della cultura e, a volte, anche da esponenti del MIBACT.
In occasione della sponsorizzazione della Società Autostrade, gli attacchi sono divenuti violenti, e alla concretezza di opere non più rimandabili si sono sostituite battaglie ideologiche, che hanno lasciato sul campo la miseria di una Antica via Appia sommersa dal frastuono delle auto, dalla loro invadenza e da mille pericoli. Ed ancora la vergogna dell’area protetta più famosa d’Italia senza percorsi, senza sentieri e senza cammini, ristretta alla sia pur magnifica passeggiata tra il Circo di Massenzio ed il GRA. Dopo il quale inizia lo spettacolo del basolato sconnesso, allagato, negletto, impercorribile per chilometri fino a Frattocchie. Disastri a cui si poteva finalmente porre rimedio, fatte le debite correzioni di rotta.
Ora, invece, rimangono solo rincrescimenti rispetto a sogni condivisi e purtroppo infranti.
Problemi urbanistici e politici complessi che devono avere un luogo di decisione condivisa.
L’Archeologica ha fatto il suo mestiere in modo ammirevole. Anche con una visione urbanistica. Ma poteri urbanistici non ne ha.
E tutto questo quando al centro di tutto c’è un atto puramente urbanistico che si chiama Piano d’Assetto. E cioè un piano che va ben oltre gli aspetti prescrittivi del Piano Territoriale Paesistico, che anch'esso a sua volta va condiviso tra Stato e Regione.
Cederna stesso, quando nel 1993, fu unanimemente designato in Regione, quale Presidente del Parco dell’Appia (  versione Legge dell’ 88 ), mi confidò che non capiva il Professor Adriano La Regina, allora ammirato e potente Soprintendente archeologico di Roma, quando asseriva che il Presidente del Parco dovesse essere un archeologo.
Vedeva, Cederna, con ogni evidenza la preminenza dei compiti  urbanistici, che erano presupposto indispensabile alla esistenza del Parco dell’ Appia, da lui sognato e fortemente voluto.
Del resto La Regina, diventato a sua volta apprezzato Presidente del Parco, l’ultimo, non volle in nulla discostarsi dagli indirizzi di governo, consolidatisi negli anni precedenti.
Compiti urbanistici che ho ritrovato in tanti gesti del Piano di assetto, gestito dai tecnici e dai consiglieri del Parco, ed adottato già nel 2002, (tuttora malauguratamente non approvato dalla Regione ).
Compiti e conseguenti gesti importanti, che si osservano nella delocalizzazione concordata di 80 ha. di aree industriali. Quelle che assediano dall’Appia Nuova, che azzerano le vedute ed incombono fin sul  basolato romano. E quelli, ivi compresi gli impianti sportivi, che si sono insinuati nel cuore dell’area protetta.
Nella protezione, regolamentazione e promozione delle attività agricole, che sono il paesaggio stesso dell'Appia insieme alle quinte urbane ed al vulcano laziale. Esse si estendono sul 50% del territorio.
Nell’esame di compatibilità della rete stradale esistente. Nell’esame della mobilità generale su strade tutte di competenza comunale. Nell’auspicio o meno di tunnel in grado di far sparire il traffico di attraversamento.
Negli espropri e nelle acquisizioni. Che sono notevoli e forse unici in un Paese che rifiuta oramai l’esproprio come forma di gestione territoriale. Il piano ha indicato plurimi e notevoli espropri ed acquisizioni. Assomando quelli attuati ( Caffarella, Tor Marancia, Farnesiana, Torricola ) a quelli previsti ed alle aree già nel pubblico demanio, si giunge a circa il 20% degli attuali 3500 ha.
Ed infine nella rete dei percorsi e della sentieristica.
I percorsi nel territorio dell’Appia sono la vera nota dolente. Ancora dopo 25 anni dal 1993, fuori dal selciato dell’Appia, quasi nessun altro percorso è aperto alla visita ed alla conoscenza del paesaggio antico dell’Appia . La eccezionalità del paesaggio non è percepibile dalla via stessa, se non in minima parte, essendo essa adagiata tra due sponde più alte. Un parco di tali dimensioni, sia esso archeologico, sia esso area protetta, non avrà mai vita se manca della irradiazione dei percorsi liberi e senza soluzione di continuità. Oserei dire che è questo il gesto urbanistico fondamentale. Realizzabile con opportuni minimi espropri, per restituire, come diceva Cederna, al godimento dei cittadini quella enorme area, dopo la rapina privatistica e privatizzante di decenni di insediamenti residenziali e produttivi, legittimi ed abusivi.
E ancora è stato significativo il gesto di additare i più grandi pericoli nella mancata acquisizione della tenuta della Farnesiana e di altre tenute ad alto rischio di privatizzazione. Privatizzazione e negazione del parco e del paesaggio insita nella trasformazione di antichi casali, sopravvissuti ed abbandonati, in ville di lusso, come avvenne per il casale della Giostra, a ridosso di Cecilia Metella.
Dove oggi si concede la visione dell’ altra faccia del monumento per gentile concessione di chi ivi abita e regna.
Vedo l' urbanistica anche e sopratutto in gesti che non sono stati previsti dallo stesso Piano di Assetto. E mi riferisco al contenimento dei giardini delle ville per lasciare almeno 50 metri di respiro ai due lati della antica via . La restituzione al demanio pubblico di monumenti oggi sequestrati in quella che chiamai la " città proibita della ville di lusso" .
Proibita  e cioè impenetrabile ai diritti dei cittadini. Non assoggettabile a regole minime di coesistenza con cotanto monumento. E qui si sono visti i limiti delle scelte politiche comunali e regionali, che  quei residenti hanno giudicato “ intoccabili “.Al punto che non si è potuta prevedere la imposizione di ingressi alle ville ( che affacciano sul delicato selciato antico ), sul retro delle stesse , li' coinvogliando le auto con apposite stradine di servizio.
In questa contingenza difendere l’Ente Parco è l’unico modo per tenere in vita il grande progetto dell’Appia.
Io credo, dunque, che noi tutti saremmo lieti un giorno di vedere lo Stato arrogarsi il diritto di creare un Parco nazionale Archeologico, magari esteso a tutto il percorso dell’ Appia fino a Brindisi.
Ma fino quando ciò non sarà,  si ringrazino coloro che dalla politica locale, e siamo nell’ 88 e nel 97, seppero dare alle istanze della cultura una concreta risposta con la area protetta regionale.
Si prenda atto che tutti coloro che la hanno gestita nel tempo, e come tecnici e come Consiglieri e come Presidenti ed ora Commissari, sono stati all'altezza della situazione.
E che più di questo non si poteva fare. O meglio non potevano andare oltre i limiti della classe politica che ci governa.
Nel Parco dell’ Appia, grazie a Dio, non ci si è racchiusi in una visione meramente naturalistica, come purtroppo è  avvenuto in altre aree protette urbane e suburbane. Che pure sono state un atto politico ed urbanistico che ha messo Roma in grado di competere in assoluto con qualunque altra metropoli,  ampliando l’offerta turistica in un sofisticato e vincente settore del turismo lento ed approfondito.
Ventiquattromila ettari di aree protette, mai apprezzate nel loro immenso potenziale, che oggi vivacchiano in una strategia perversa che le  abbandona sotto un velo di oblio, accompagnato da riduttive politiche di gestioni meramente naturalistiche.
Una ragione in più per dare sostegno ai compiti ed alle funzioni dell’Ente Parco dell’Appia, affinché sia esempio positivo di gestione e di visione urbanistica per le altre irrinunciabili aree protette, tra le quali massima Veio.
 Oreste Rutigliano

Roma, 1 dicembre 2015


lunedì 30 novembre 2015

PREMIO ZANOTTI BIANCO ALLA MEMORIA DI GAETANO MESSINEO


A cinque anni dalla prematura scomparsa Italia Nostra sente il dovere di onorare, con il premio Umberto Zanotti Bianco, la memoria di Gaetano Messineo, professore, archeologo, funzionario della Soprintendenza Statale di Roma. “ uomo colto e di straordinaria intelligenza, venuto dalla Sicilia per insegnare ai romani quale sia il ruolo di un grande pubblico funzionario al servizio dello Stato”, queste le parole che la sezione di Roma di Italia Nostra, che ebbe il privilegio di averlo vicino, volle usare per il triste addio del giugno 2010.
Gaetano Messineo ha saputo imporre durante i lunghi anni di servizio in Soprintendenza le ragioni della tutela e dell’interesse pubblico senza cedere a pressioni di alcun tipo. Dotato di grande passione ed anche di capacità gestionali, sapeva coniugare l’archeologia e i beni culturali in un’illuminata visione urbanistica.
Lo ricordiamo anzitutto per il riscatto di Malborghetto, il luogo da lui tanto amato, il casale al diciannovesimo chilometro della Flaminia, che racchiude l’arco quadriportico riferibile alla vittoria di Costantino, preclaro monumento da lui restituito alla città, dove ha dato vita alla sua concezione di archeologia, intesa come bellezza e come fonte di sapere condiviso e di benessere per i cittadini.
Si devono a lui gli importanti scavi sulla Flaminia Antica, accompagnati da grandiosi restauri e da vincoli mirati alla creazione, nel tempo a venire, di un Parco archeologico lineare sul percorso dell’antica Via Consolare.
Ha difeso con ostinazione il suo territorio, che andava dalla Salaria alla Cassia, nel quadrante nord-ovest di Roma, dall’abusivismo e dall’espansione edilizia incontrollata, conscio dei valori irripetibili e del peculiare paesaggio di una campagna romana ed etrusca che scende dal vulcano sabatino a lambire una spettacolare Valle del Tevere. E con ciò ponendosi quale ispiratore, tra altri pochi, dell’istituzione del Parco regionale di Veio, area protetta vastissima dove si fondono natura, storia, archeologia e paesaggio, secondo gli intendimenti che Cederna tracciò per il gemello Parco dell’Appia.
Sotto la sua guida è rinata la Villa di Livia, formidabile postazione archeologica nella campagna romana, dove è oggi un imponente sito archeologico, circondato e protetto da un parco pubblico, da lui concepiti come contrappunto di civiltà e bellezza al caos urbanistico di Prima Porta, e ristoro per i suoi abitanti.

Eccezionale ed intrepido combattente per la difesa della cultura e del territorio, amato da molti, modello di persona proba, Italia Nostra lo ricorda con affetto e stima profonda. 




Questo volume è stato realizzato dalla famiglia Messineo che ha il piacere di offrirlo, oltre che agli amici, a quanti ne faranno richiesta.
Tuttavia saranno gradite erogazioni liberali di qualsiasi entità a sostegno Associazione culturale Gaetano Messineo per il finanziamento delle future campagne di scavi archeologici in Contrada Santa Marina di Petralia Soprana, Palermo.
Saranno altresì graditi significativi contributi e memorie che possano concorrere ad integrare il contenuto del volume per eventuali ristampe.
Per informazioni: messineoernesto@libero.it

venerdì 27 novembre 2015

BENE ORDINANZA DEL COMMISSARIO PREFETTIZIO MA VA ESTESA

Benissimo ha fatto il Commissario Prefettizio a liberare il Colosseo dalla "corte dei miracoli" che lo circonda e tutti i mezzi come rischiò, velocipedi a due o più ruote, vendita di biglietti per musei o tour turistici per concorrenza sleale.
I luoghi dove vige il divieto «coprono» quasi tutto il centro: piazza del Colosseo, via dei Fori Imperiali, via Celio Vibenna, via di San Gregorio, via Sacra, piazza Navona, Fontana di Trevi, scalinata Trinità dei Monti, piazza di Spagna, piazza della Rotonda, piazza del Quirinale, via Ottaviano, via di Porta Angelica, via del Mascherino, piazza Risorgimento, piazza Venezia, piazza di Pietra, via del teatro Marcello, Basilica di San Giovanni, Basilica di Santa Maria Maggiore.
L'elenco delle vie di prestigio da liberare da queste avvilenti e pericolose funzioni dovrebbe, e il Commissario Straordinario prevede un allargamento, estendersi a Castel Sant'Angelo, Ponte degli Angeli e alla storica Villa Borghese. In un momento storico meno allarmante di questo, Italia Nostra Roma aveva già denunciato la pericolosità dei rischiò, 
dei velocipedi a tre o più ruote

 e, novità delle novità, le macchinette elettriche utilizzate nei campi da golf.
Italia Nostra Roma documenta la situazione a Castel Sant'Angelo. Le foto sono state scattate da un Consigliere della Sezione in un sopralluogo del 29 ottobre scorso.








Che dire?
 Sembra evidente che sia indispensabile mettere in sicurezza anche l'area di accesso a Castel Sant'Angelo.

mercoledì 25 novembre 2015

UN APPUNTAMENTO DA NON PERDERE IL 5 DICEMBRE AL TEATRO VIGANO'

Cari lettori, volete sapere come è andato l'incontro tra Carlo Magno e il Papa Leone III? Se siete curiosi di capire come si svolsero i fatti che portarono all'incoronazione di Carlo Magno la notte di natale dell'800 a imperatore del Sacro Romano Impero non potete perdere l'appuntamento che vi proponiano.


SABATO 5 DICEMBRE alle  21,00 al TEATRO VIGANO’ -Largo Fradeletto adiacente Ateneo Salesiano-  “Carlo …..una notte di Natale” breve mise en espace dell’Associazione Culturale “Il Carro de’ Comici” di Roma, regia di Gherardo Dino Ruggiero.

Nell’ambito del “PREMIO MONTESACRO 2015” il regista, cui è stato assegnato il premio 2014 per la sua attività culturale nel III Municipio-Montesacro, è stato invitato a rappresentare in teatro la Rievocazione Storica che annualmente si svolge sul Ponte Nomentano, ove il 23 novembre dell’anno 800, Carlo Magno incontrò il papa Leone III, che nella basilica di S. Pietro lo incoronò imperatore del Sacro Romano Impero la notte di Natale successiva.

Nasce il Sacro Romano Impero, inizia la diatriba tra potere temporale e potere spirituale.

Dopo la caduta dell’Impero Romano l’impero di Carlo resterà l’unico tentativo di riunire politicamente e amministrativamente quel territorio che dopo più di mille anni costituirà l’Europa Unita: a buona ragione è considerato un “padre” dell’Europa.

Gherardo Dino Ruggiero, collaboratore di Italia Nostra fin dai tempi del ginnasio frequentato al liceo “Giulio Cesare” unisce la versatilità di uomo di teatro alla consapevolezza del valore della Cultura.

Il Ponte Nomentano, ponte romano unico a Roma a conservare le torri del ‘400, il più effigiato dai pittori fin dal‘600, si trova in luogo soggetto a degrado, compensando la distrazione con cui l’Amministrazione gestisce a volte i propri Beni Culturali, con la sua attività contribuisce alla riqualificazione ambientale e sociale di uno dei luoghi unici al mondo di cui è ricca l’urbe.

Nasce il Sacro Romano Impero, inizia la diatriba tra potere temporale e potere spirituale.


Dopo la caduta dell’Impero Romano l’impero di Carlo resterà l’unico tentativo di riunire politicamente e amministrativamente quel territorio che dopo più di mille anni costituirà l’Europa Unita: a buona ragione è considerato un “padre” dell’Europa.

Gherardo Dino Ruggiero, collaboratore di Italia Nostra fin dai tempi del ginnasio frequentato al liceo “Giulio Cesare” unisce la versatilità di uomo di teatro alla consapevolezza del valore della Cultura.

Il Ponte Nomentano, ponte romano unico a Roma a conservare le torri del ‘400, il più effigiato dai pittori fin dal‘600, si trova in luogo soggetto a degrado, compensando la distrazione con cui l’Amministrazione gestisce a volte i propri Beni Culturali, con la sua attività contribuisce alla riqualificazione ambientale e sociale di uno dei luoghi unici al mondo di cui è ricca l’urbe.

Ingresso gratuito

Obbligatoria la prenotazione


06.8181853 – 338.7965614

giovedì 19 novembre 2015

ITALIA NOSTRA ROMA: LA 46ESIMA VARIANTE DELLA METRO C PUO’ ESSERE SOLO NUOVO TRACCIATO DA SAN GIOVANNI AL CIRCO MASSIMO

COMUNICATO STAMPA
19.11.2015

ITALIA NOSTRA ROMA: LA 46ESIMA VARIANTE DELLA METRO C
PUO’ ESSERE SOLO
NUOVO TRACCIATO DA SAN GIOVANNI AL CIRCO MASSIMO




L’ ipotesi della 46esima variante della Metro C a San Giovanni, appresa dagli organi di stampa,  deve essere respinta con forza in attesa che la Procura della Corte dei Conti si concluda con l’accertamento delle responsabilità delle precedenti 23 varianti su un totale di 45 ritenute illecite e che sembra abbiano già prodotto 270.160.576 euro di danno economico. Cifra che supera abbondantemente i fondi stanziati per la sicurezza ed il decoro di Roma per il Giubileo della Misericordia.

Inaccettabile anche solo l’ipotesi della 46esima variante, inaccettabile la spesa aggiuntiva, inaccettabile il ritardo di 2 anni della consegna della tratta T4 della Metro C che sembrerebbe comportare lo stravolgimento della stazione San Giovanni praticamente finita.

Il Consiglio dei Ministri, il CIPE, il Presidente della Regione Lazio, il Commissario Prefettizio, il Commissario alla Mobilità e il Dipartimento alla Mobilità del Comune di Roma respingano, formalmente, l’ipotesi della 46esima variante della Metro C che costerebbe, se venisse approvata, 50 milioni di euro ed un ritardo previsto di 2 anni.

Italia Nostra Roma chiede che per qualsiasi ipotesi progettuale di prolungamento della Metro C si imponga, finalmente una reale Valutazione di Impatto Ambientale, imposta dalla Comunità Europea e mai applicata per le precedenti 45 varianti, sottoposte solo ed esclusivamente ad un generico parere di “non assoggettabilità” .



martedì 17 novembre 2015

APPELLO AI SOCI E AGLI AMICI DI ITALIA NOSTRA ROMA: RINNOVATE LA VOSTRA ISCRIZIONE O ISCRIVETEVI

Cari amici, come sapete, Italia Nostra Roma non riceve contributi di nessun genere, tipo o natura.
La nostra unica "ricchezza" siete voi. Vi preghiamo di rinnovare, quindi, o di iscrivervi alla Sezione di Roma per l'anno 2016 tenendo conto che il tesseramento ha validità di anno solare, cioè dal 1 gennaio al 31 dicembre.
Vi rammentiamo le modalità di pagamento e le quote associative:

SOCIO ORDINARIO                             €35

SOCIO FAMILIARE                              €20

SOCIO STUDENTE (18-26 ANNI)       €15

SOCIO SOSTENITORE                        €100


Modalità di pagamento:
Potete venire fisicamente alla sede di Via dei Gracchi 187 in modo di conoscerci e scambiare opinioni o, se preferite, effettuare un bonifico bancario al seguente IBAN: IT34D0329601601000066427525
Conto Corrente Postale n. 42175000 intestato Italia Nostra

Grazie per quanto vorrete fare

venerdì 6 novembre 2015

ADELE CAMBRIA, UNA GRANDE AMICA






Adele Cambria, una grande piccola donna che ha contribuito con coraggio e determinazione alla vita culturale italiana e romana.

Italia Nostra Roma ha perduto una grande amica che ha sempre sostenuto con i suoi articoli e la sua presenza le grandi battaglie di Antonio Cederna e poi di Maria Antonelli Carandini.
Italia Nostra Roma la ricorda con affetto e gratitudine per la sua passione combattiva nell’affrontare i nodi più critici, scomodi e impopolari della città di Roma  ad esempio lo stato di degrado del Foro Italico ed in particolare lo smantellamento del  Museo Geologico nazionale, provocato dalla vendita del suo storico Palazzo Canevari. La numerosa e importante serie di articoli scritti per salvarlo  forse  le hanno provocato una tra le “Nove dimissioni e mezzo” ironico e esemplare libro scritto dalla sua penna sincera e graffiante.
Un testamento di chiarezza di una donna con la schiena dritta.
Ci mancherà Adele, ci mancherà il suo coraggio e la sua grande onestà intellettuale.


mercoledì 4 novembre 2015

ERRARE E' UMANO... INSISTERE IMPERDONABILE


Dopo i gravissimi danni, mai risarciti prodotti, dai "tifosi" ubriachi e violenti
che hanno messo a ferro e fuoco il Centro Storico e compromesso in maniera irreversibile la "Barcaccia" di Piazza di Spagna,
si continua a raccattare, in occasione degli incontri internazionali, i tifosi a Piazzale delle Canestre a Villa Borghese.
Non è possibile che a Roma non esista un luogo alternativo, sicuro e non estremamente delicato come Villa Borghese. Non è possibile che i "tifosi" attraversino il Centro storico in orde selvagge come è successo per il Feyenoord.

Spagnoli e lanzichenecchi, nel 1526 col "Sacco di Roma", fecero gli stessi danni.

Suggeriamo di raccogliere i "tifosi" al parcheggio del Gianicolo o in altri luoghi fuori e distanti dal Centro storico di Roma per evitare il replay di quanto già successo.
Italia Nostra Roma aveva già inviato, prima della notizia odierna, la richiesta che i "tifosi" fossero raccattati da qualche altra parte. Spariamo per Roma che nulla succeda.
Di seguito il comunicato stampa inviato stamane agli organi di informazioni e alle Istituzioni competenti.





COMUNICATO STAMPA
04.11.2015
I “TIFOSI” DEL BAYER LEVERKUSEN NON POSSONO AVERE LA POSSIBILITA’
DI DEVASTARE IL CENTRO STORICO DI ROMA
ITALIA NOSTRA ROMA AVEVA GIA’ CHIESTO CHE SI TROVASSE UN LUOGO ALTERNATIVO A VILLA BORGHESE PER IL RADUNO DEI TIFOSI



Per la pubblica sicurezza e per il decoro del Centro Storico di Roma e della villa storica, i “tifosi” non possono essere radunati a Piazzale delle Canestre a Villa Borghese, punto di aggregazione in attesa di essere scortati allo stadio Olimpico.

Roma ha negli occhi ancora la devastazione di Piazza di Spagna, del Pincio e Villa Borghese prodotta dai tifosi del Feyenoord e del Saint Etienne in occasione delle gare di Champions League ed Europa League nel 2014 e nel 2015.

Il Centro storico di Roma è di nuovo alla mercè di personaggi critici e pericolosi che nulla hanno a che fare con la normale tifoseria sportiva.


Proseguire nell’errore già conclamato che ha procurato danni economici, mai risarciti, alla città è un atto grave che deve essere ripensato immediatamente.

lunedì 26 ottobre 2015

AFFITTI DA CASA POPOLARE PER GLI EDIFICI STORICI DI VILLA DORIA PAMPHILJ UN VERO AFFARE PER CHI VINCERA’ IL BANDO UNA VERA PERDITA PER IL COMUNE DI ROMA







La Sovraintendenza non ha denari per la gestione di manufatti di Villa Doria Pamphilj, quindi mette in liquidazione le proprietà.

Cascina Floridi, Casetta ai Monti, Casetta Rossa al Lago e Cascina Legnara verranno affittate, attraverso un bando, al 20% d’affitto standard.
Vale a dire:
Cascina Floridi a 21.840 euro l’anno,
Casetta ai Monti 2844 euro annui,
Casetta Rossa del Lago a 3654 euro l’anno  
la Cascina Legnara a 5688 euro sempre l’anno.
Neanche il canone annuo di una casa di edilizia economica e popolare al Tufello.

Italia Nostra Roma nel ’73 raccolse 30 milioni per dare il primo contributo all’acquisizione della Villa. A buon diritto, quindi, ci sentiamo autorizzati a esprime tutto il nostro rammarico e la nostra contrarietà a questa operazione di piccolo cabotaggio.

Un bando internazionale avrebbe dato risultati diversi e risultati diversi si sarebbero ottenuti se per 15 anni ci si fosse preoccupati di attivare finanziamenti per mantenere gli edifici e assegnarli con il coltello dalla parte del manico. Ora il Comune stringe il coltello dalla parte della lama.

E’ un’operazione fallimentare. Una resa senza condizioni. Quattro soldi che non servono a nessuno tranne a coloro che, a bando vinto, avranno un guadagno consistente da punti ristoro, attività culturali, etc. Basti guardare i prezzi del ristorante Bistrot, in prossimità del Casalino Farsetti,  per capire i futuri, ancorchè legittimi, guadagni dei vincitori del bando.

Operazione in perdita quella dell’affitto a canone agevolato. Una resa incondizionata del Comune di Roma che regala i suoi elementi preziosi senza un’analisi costi-benefici. Uno sconto assurdo e una liquidazione insensata dei beni più preziosi.
Villa Dora Pamphilj come il Tufello.


venerdì 23 ottobre 2015

TELE RADIO PIU' OSPITA ITALIA NOSTRA ROMA NELLA TRASMISSIONE LORETTA DEL MATTINO

Cari soci, amici e lettori, domani mattina sabato 24 ottobre tra le ore 8.00 e le 10.00, su Tele Radio Più, sui 90.7 FM,  nel corso della  trasmissione "Loretta del Mattino", il Consigliere di Italia Nostra Roma, Architetto Filippo Lapadula, vi intratterà su argomenti di cultura che riguardano Roma.
Cinque o sei minuti di chicche sulla Roma sotterranea







che non sono noti al pure informato grande pubblico. Sintonizzatevi e se volete saperne di più, dopo la puntata, da lunedì telefonate alla sezione di Roma 06.3208706 o scriveteci a roma@italianostra.org. Siamo qui per questo.
BUON DIVERTIMENTO!!!!!!!!

CHI FERMERA' GLI INCENDI BOSCHIVI SE NON IL CORPO FORESTALE DELLO STATO

I boschi bruciati innescano una ferita nel paesaggio, alterano l'equilibrio naturale, provocano dissesto e facilitano le frane, annientano la vita fino alle gravi perdite umane.
Come riporta in un editoriale l'ultimo numero del periodico di ambiente e natura "Il Forestale".
Quale Forestale?
Lo storico Corpo Forestale dello Stato, istituito circa 200 anni fa, con la sua miniera di donne e uomini esperti, formati e appassionati è stato azzerato, accorpato e inglobato in altre forze di polizia. Non ci sarà più e gli incendi boschivi saranno spiaccicati su altre forze di polizia.
Per contenere i costi della Pubblica Amministrazione il Corpo Forestale dello Stato ha attivato un simulatore Forest Fire Area Simulator per l'addestramento e la formazione dei Direttori Operatori di Spegnimento (DOS), degli investigatori e dei manager per la gestione delle sale operative. Anche droni equipaggiati con sensori sono impiegati per la perimetrazione degli incendi facilitando, così, il lavoro degli investigatori.
Tecnologie modernissime, costi contenuti ed alta efficienza che avrebbero condotto alla realizzazione del sogno del Corpo Forestale dello Stato che rischia di frantumarsi con lo spacchettamento, parcellizzazione e frantumazione del CFS e delle competenze professionali espresse dalle sue donne e dai suoi uomini.
Caro Matteo Renzi cambiare opinione, quando i cittadini te lo chiedono, è sempre una grande forma di intelligenza.
Lascia agli italiani il Corpo Forestale dello Stato così come era stato pensato sostenendo, sicuramente il processo di contenimento dei costi che c'è ed è stato ampiamente illustrato al tuo Ministro Madia, che è sorda come una campana su questo argomento.
Cerca di convincerti a non sbrindellare il Corpo Forestale dello Stato, l'unico presidio altamente qualificato nella tutela ambientale di cui l'Italia, in questo momento, ha particolarmente bisogno.
PENSACI MATTEO........PENSACI......... 

giovedì 22 ottobre 2015

LE COLLEZIONI NEGATE

Due collezioni preziosissime sono negate, a studiosi e pubblico, nella sovrana indifferenza delle nostre Istituzioni Nazionali: la Collezione Torlonia e le collezioni del Museo Geologico Nazionale.
Se però per la Collezione Torlonia, buttata da più di 40 anni negli scantinati di Via della Lungara, la luce si intravede grazie al prezioso lavoro del Ministero Beni Culturali e del suo Direttore Generale dell'Archeologia, Gino Famiglietti,
il buio più totale avvolge le  collezioni lito-mineralogiche, paleontologiche e storiche del Museo Geologico di Largo di Santa Susanna.



Museo venduto nel 2005. 


La bella Italia che crolla e smotta non ha più da 20 anni il Museo del Territorio.
UN PARADOSSO VERGOGNOSO
Cosa aspetta il Ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti, ad affrontare con coraggio, come sta facendo il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, per la Collezione Torlonia,  questa gravissima lacuna? 
Suo è il dicastero per la tutela del territorio e le collezioni non sono solo bellissime da vedere ma sono uno strumento di studio negate da 20 anni alla comunità scientifica nazionale e internazionale.Sua la responsabilità

mercoledì 21 ottobre 2015

BASTA GIRARE LA TESTA DALL'ALTRA PARTE

Benevento in questi giorni


COMUNICATO STAMPA
21 OTTOBRE 2015
BASTA GIRARE LA TESTA DALL’ALTRA PARTE
L’ITALIA CHE FRANA
 NON HA PIU’ IL MUSEO DEL TERRITORIO NAZIONALE
DA 20 ANNI


Roma 1885: viene inaugurato dal Re Umberto I il museo del Servizio Geologico d’Italia voluto da Quintino Sella che con grande lungimiranza aveva colto prima di tutti l’enorme fragilità geologica italiana e l’importanza di un Museo del territorio.
Roma 2003: l’Agenzia del Demanio è autorizzata a vendere Palazzo Canevari, in Largo di Santa Susanna, cartolarizzato nel 2003 dal Ministero dell’Economia e Finanza. Nel 2005 la vendita è perfezionata. Il Museo del Territorio è sparito.
Roma 2015: dopo passaggi di proprietà Fintecna, Fintecna Immobiliare, Pirelli Re fino ad arrivare ad una società con sede a Singapore, Palazzo Canevari passa, in via definitiva, a Cassa Depositi e Prestiti che intende farne uffici, avendo già ottenuto da Roma Capitale il cambio di destinazione d’uso.
Le collezioni lito-mineralogiche, paleontologiche e storiche
vengono stivate in casse nel 1995 e iniziano una serie di traslochi, per ora, durata già 20 anni, in ordine Protezione Civile a Castelnuovo di Porto, sede ISPRA di Via Curtatone, sede ISPRA di Via Brancati ma anche questa non definitiva. Solo all’amore dei funzionari dell’ISPRA è affidata la cura delle collezioni.
Un delitto culturale e scientifico che non ha precedenti nella sovrana indifferenza e nella tiepida attenzione di chi ha il dovere di restituire alla comunità scientifica e ai cittadini l’esposizione dei reperti che sono stati fondamentali per la redazione della Carta Geologica Nazionale.
Italia fragile, Italia compromessa, Italia che seguita a franare, a smottare, a implodere su se stessa e un Museo Geologico Nazionale trasformato in uffici. Uffici che sicuramente possono trovare collocazione nelle innumerevoli proprietà della Cassa Depositi e Prestiti. La devastazione, ultima in ordine di tempo, del territorio del Beneventano e del Sannio è in atto in queste ore. Nessuno può più girare la testa dall’altra parte.
Italia Nostra Roma sollecita, per l’ennesima volta, il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dell’Economia e Finanze e il Ministero dei Beni Culturali a fare la loro parte per evitare che il Museo Geologico Nazionale muoia nella colpevole indifferenza culturale e scientifica delle Istituzione che hanno l’obbligo di tutela.


I Ministri non possono più girare la testa dall’altra parte

martedì 20 ottobre 2015

PREMIO ZANOTTI BIANCO ALLA MEMORIA DEL DOTTOR GAETANO MESSINEO

Il Premio Zanotti Bianco, che viene dato a funzionari pubblici che si sono particolarmente distinti nella tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e archeologico, sarà conferito quest'anno alla memoria del Dottor Gaetano Messineo, archeologo, protagonista di una straordinaria stagione per la tutela e valorizzazione del tratto suburbano delle Consolari Cassia e Flaminia.
Se la Villa di Livia, a Prima Porta,
e l'Arco Quadriportico di Malborghetto, al Km.18.5 della Flaminia,
sono stati riscoperti e se questa via consolare sarà salvata lo si dovrà all'impiego di Gaetano, uno straordinario personaggio che rappresenta magnificamente l'Istituzione Pubblica, la migliore, quella di riferimento e di esempio.
I Consiglieri di Italia Nostra Roma ringraziano il Consiglio Direttivo Nazionale per aver accolto la proposta che è partita dal cuore della Sezione.

UNA BUONA NOTIZIA PER IL TERRITORIO DEL LITORALE: APRE UNA SEZIONE DI ITALIA NOSTRA


Grazie all'impegno di Anna Longo e di Oreste Rutigliano finalmente quel territorio avrà una nuova, importante, sezione.
I cittadini del litorale romano che hanno a cuore il loro territorio ora possono avere dei riferimenti solidi, informati e organizzati.
Grande successo, la nuova sezione di Italia Nostra in quell'area delicata e preziosa.
Buon lavoro ad Anna e a tutti gli iscritti della nuova sezione!!!!


martedì 29 settembre 2015

PARCO DELL'APPIA ANTICA: GLI APPUNTAMENTI DI OTTOBRE CON ITALIA NOSTRA ROMA

Si intensificano le visite sul parco dell’Appia Antica curate da Italia Nostra. Numerosi sono gli appuntamenti previsti per il mese di ottobre 


Tombe Latine
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Sabato 3 ottobre ore 10.30 e Domenica 4 ottobre ore 11.30

Alla scoperta delle meraviglie del repertorio decorativo in affresco e stucco nei sepolcri dei Valeri e dei Pancrazi. Due appuntamenti speciali al mese curati da Italia Nostra Roma in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma, e il Parco Regionale dell’Appia Antica.
Appuntamento in via dell’Arco di travertino 151.
Prenotazione obbligatoria su: puntoappia@parcoappiaantica.it tel. 06 5135316





Sepolcro degli Scipioni
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Domenica 4 ottobre ore 9.30 e Domenica 18 ottobre ore 12.30

Visita alla tomba gentilizia della più importante famiglia della Roma repubblicana. Due nuovi appuntamenti curati da Italia Nostra in occasione della stagione autunnale 2015.
Appuntamento in via di Porta San Sebastiano 9.
Prenotazione obbligatoria su: puntoappia@parcoappiaantica.it tel. 06 5135316





Colombario di Pomponio Hylas
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Domenica 11 ottobre ore 10 e Domenica 25 ottobre ore 10

Visita allo splendido colombario ipogeo scoperto nel 1831 da Pietro Campana, ottimamente conservato, caratterizzato da stucchi e affreschi del I sec. d.C. Due nuovi appuntamenti curati da Italia Nostra in occasione della stagione autunnale 2015.
Appuntamento in via di Porta Latina 14.
Prenotazione obbligatoria su: puntoappia@parcoappiaantica.it tel. 06 5135316





Villa dei Quintili e Casale di S. Maria Nova
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Domenica 4 ottobre ore 11

Visita alla villa dei Quintili e al Casale di S. Maria Nova, per ammirare, nella cornice dei Colli Albani, restauri e acquisizioni che hanno arricchito il patrimonio archeologico di Roma.
Appuntamento in via Appia Nuova 1092
Nessun limite di prenotazione




Le Terme e il Casale di Capo di Bove
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Domenica 18 ottobre ore 10

Visita guidata all’oasi verde di Capo di Bove, ai resti delle sue antiche Terme, al casale restaurato sede dell’Archivio Cederna e alla Mostra permanente sulla via Appia, tra storia passata e cronaca dei nostri giorni.
Appuntamento davanti  l’Appia antica Caffè, via Cecilia Metella angolo via Appia antica
Nessun limite di prenotazione




Il complesso imperiale di Massenzio
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Domenica 25 ottobre ore 10

Visita speciale al complesso imperiale di Massenzio. Dal mausoleo dedicato a Romolo alle pendici del Palazzo, negli spazi suggestivi del Circo.
Appuntamento in via Appia Antica 153
Nessun limite di prenotazione



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