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mercoledì 23 marzo 2016

LA CENA INFINITA CON IL CONVITATO DI PIETRA

Questa volta facciamo una botta di conti.
L'autostrada Salerno-Reggio Calabria,
considerata il lavoro pubblico a velocità di lumaca e uno scandalo nazionale, è  iniziata nel 1964, sono state completati 475 Km con una media di 9 Km l'anno.
La Metro C
inizia nel 2007, sono stati completati e consegnati  17,9 Km, dei quali parecchi fuori terra, con la media vergognosa di 2,2375 Km anno.

La Metro C vince il triste primato di opera pubblica più lenta d'Italia.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, ne prenda atto e ne prenda atto anche il Ministro Graziano Del Rio, non possono più far finta di nulla.
Numeri negativi  che dovrebbero far riflettere sul fallimento, ormai conclamato, della Metro C.
La Corte dei Conti Lazio, nel rapporto annuale di qualche giorno fa, da una visione drammatica delle illegittimità e forzature, dei pagamenti folli, delle irregolarità negli appalti e dei rischi per il patrimonio culturale.


Raffaele Cantone, Presidente dell'Anti Corruzione, rafforza e rinforza i dati estendendo la corruttela anche ad altri settori dell'Amministrazione Capitolina, equiparando, in buona sostanza, i comportamenti delle Amministrazioni di destra a quelli di sinistra, un filo mai interrotto, che deve essere spezzato, del malaffare. 
DEPRIMENTE!!!!
I candidati alla poltrona di Sindaco di Roma Capitale cosa dicono su questo argomento? 
                               NULLA









(ci scusiamo se per caso qualcun altro nel frattempo si è candidato)
La Metro C, è un' opera sbagliata e vecchia sin dalla nascita, con una gara vinta con la vecchia tecnologia del ferro, quando, in quegli anni, persino a Singapore si progettava già la metro leggera. La Metro C è sostanzialmente ferma, nel silenzio della politica.
Italia Nostra Roma, fin dall'aggiudicazione della gara (Vianini & Co.) aveva denunciato la follia di quell'opera pubblica con tecnologie vecchie ed obsolete. Risultato, fu attaccata ai fianchi da una Associazione "ambientalista" con l'accusa di "non volere il moderno". A ciascuno il suo.
Una emorragia di denaro speso senza fine a colpi di deroghe, compromessi, irregolarità e sanatorie, nonché rischi per il nostro patrimonio architettonico ed archeologico. 
A tutto ciò è ferocemente contraria 
Italia Nostra Roma 
e non alla metropolitana
Il convitato di pietra presiede ancora il convivio "grasso" che ancora nessuno intende sparecchiare.
Ancora una volta: fermatevi a San Giovanni ed abbiate il coraggio e la decenza di cambiare strada. 

martedì 22 marzo 2016

UNA RAZZA IN VIA DI ESTINZIONE

Troppo poco è stato detto e scritto sulla valenza mondiale della Collezione Torlonia appena "sdoganata" dal Ministero dei Beni Culturali.
La Collezione delle Collezioni come è stata autorevolmente definita.
Collezione accatastata alla meglio in locali alla Lungara
Hestia Giustiniani

Scavi di Porto

Due righe di informazione

I 620 elementi scultorei della Collezione Torlonia sottratti da 40 anni al pubblico godimento, sono il frutto di acquisizioni da parte dei Principi, di numerose, ricchissime collezioni.
La Collezione Cavaceppi,
composta a sua volta dalle Collezioni Savelli, Cesi e Pio da Carpi, la grandiosa Collezione Giustiniani e da ritrovamenti archeologici duranti gli scavi nei possedimenti della famiglia.
I giornali, con le pagine di cultura, dovrebbero essere traboccanti di articoli su questo avvenimento storico. 
Battaglia di Antonio Cederna
che nel 1977 scrive: "Signor Ministro dei Beni Culturali, Onorevoli Deputati e Senatori, che ogni tanto firmate vani ordini del giorno in difesa del patrimonio storico artistico avete mai sentito parlare della Collezione Torlonia alla Lungara, sapete niente di quanto è successo?....." 
Frase profetica. 

La tiepida risposta del mondo della Cultura impressiona. Il successo delle trattative Ministero dei Beni Culturali e Fondazione Torlonia Onlus sono passate quasi sotto silenzio.

Testate, che pure hanno ospitato la firma di Antonio Cederna, se la sono cavata con poco, anzi, pochissimo. Impressionante e scandaloso, forse più scandaloso, della sottrazione della Collezione al pubblico godimento.
La Cultura italiana è narcotizzata se non si riesce a cogliere ed apprezzare il passo gigantesco fatto dal Ministero dei Beni Culturali.

Dove sono gli intellettuali, dove sono gli uomini di cultura? 
La razza è in via di estinzione.

Speriamo che il WWF dopo i panda
metta sotto tutela anche il mondo della cultura

SENZA BANDO NATURALMENTE


Bancarelle di zozzerie volgari e degradanti per la dignità di Roma,
camion bar, magliette Forza Roma e Forza Lazio anche davanti al punto informativo del comune.

Ponte degli Angeli (Bernini), Castel Sant'Angelo luogo di sepoltura dell'Imperatore Adriano, i giardini progettati da Paolo Portoghesi, via della Conciliazione con San Pietro sono uno sfondo, una scenografia, per questo scempio continuato e illegittimo.
Senza bando naturalmente!
La Soprintendenza dorme e le altre Istituzioni non sono da meno.

Siamo in clima elettorale e ogni voto è prezioso.



"Meditate gente....Meditate....." (Renzo Arbore) 

lunedì 21 marzo 2016

E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI FARE CHIAREZZA



Cari lettori, come sapete Italia Nostra Roma ha firmato ben cinque anni fa una convenzione con il Corpo Forestale dello Stato allo scopo di collaborare per la tutela del patrimonio paesaggistico e monumentale ambientale. Collaborazione che sarà sancita, ancora una volta, dopodomani mercoledì 23 marzo, con il rinnovo della convenzione da parte del Capo del Corpo,  Cesare Patrone e dei vertici della nostra Associazione.

Per questo motivo ci sembra opportuno fare chiarezza in merito alla campagna che, in questo ultimo periodo, alcuni organi di informazione stanno facendo accostando gli oramai “famosi” 20mila forestali siciliani al Corpo Forestale dello Stato.

Nulla di più falso

Non tutti sanno, infatti, ma i giornalisti dovrebbe saperlo oppure fingono di non sapere, che il Corpo Forestale dello Stato è presente solo ed esclusivamente nelle 15  regioni a statuto ordinario, mentre nelle 5 a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Valle D’Aosta, Friuli Venezia  Giulia e Trentino alto Adige) esiste il Corpo Forestale, definizione simile ma non identica. Forse da qui, almeno ce lo auguriamo,nasce la confusione.

Il Corpo Forestale dello Stato, non è presente in Sicilia e non ha mai assunto i 20mila operai forestali, ci hanno pensato i vari Presidenti di quella Regione.

Ci spieghiamo meglio, il Corpo Forestale   presente nelle Regioni Autonome, proprio perché autonome, è disciplinato in maniera differente rispetto a quello dello Stato. Le assunzioni vengono fatte dalle Regioni Autonome, gli stipendi vengono pagati dalle Regioni Autonome. Il Corpo Forestale dello Stato nulla ha a che vedere con tutto ciò. L’unico dato in comune è la salvaguardia e la tutela ambientale.

Quindi accomunare  i 20mila operai forestali  siciliani, assunti dalla Regione autonoma Sicilia,  con gli  oltre 8mila componenti del Corpo Forestale dello Stato presenti in Italia
è un falso storico voluto.

I 20mila operai siciliani non sono dipendenti del Corpo Forestale dello Stato ma sono esclusivamente operai forestali assunti dalla Regione Sicilia,  espressione di una volontà politica indipendente ed estranea al Corpo Forestale dello Stato che è una delle migliori polizie europee specializzate nella salvaguardia e tutela dell’ambiente.
IL CORPO FORESTALE DELLO STATO
E’ TUTT’ALTRO!

 

mercoledì 16 marzo 2016

UNA VITTORIA DI ANTONIO CEDERNA

Dopo 40 anni, dopo fiumi di inchiostro, battaglie furiose ed indignate, dopo un lungo lunghissimo oblio, la Collezione Torlonia esce dagli scantinati, dove le statue sono state accatastate fino ad oggi.
Grande vittoria dell'archeologia negata ma il condottiero di questa battaglia per la cultura è del nostro grande Presidente Antonio Cederna.
Come dice Paolo Conti, bella e intellettualmente onesta firma del Corriere della Sera, il verbo al presente è doveroso e significativo.
E' un momento, questo in cui Antonio Cederna viene "tirato per la giacchetta" cosa che non avrebbe mai permesso avendo una memoria formidabile e ricordando perfettamente lacci e lacciuoli tesi per mettere la sordina alla sua voce formidabile.
Antonio Cederna è stato leader della Sezione di Roma per lunghi, lunghissimi anni. Italia Nostra Roma è sempre citata nei suoi articoli ed è stata l'unica associazione nella quale ha militato fino agli ultimi suoi giorni.
Italia Nostra Roma ha ancora una pagina scritta, sulla sua mitica lettera 22, con le sue correzioni a mano nella quale Antonio ci dice "Non dimenticatevi (dopo di me) di fare......"  nessuno può dire altrettanto.   Ci ha lasciato il suo lavoro da portare a compimento. Lavoro noi abbiamo sempre accanitamente proseguito. Abbiamo lavorato accanitamente per il Museo Geologico, per l'Appia antica, per Palazzo Silvestri Rivaldi, per le Ville storiche ancora in mano ai privati, per il suo grande obiettivo "la liberazione dagli scantinati della Collezione Torlonia".
Ha vinto e noi con lui.
Per chi non l'avesse capito
ANTONIO CEDERNA E' LA SEZIONE DI ROMA DI ITALIA NOSTRA 

lunedì 14 marzo 2016

VISITA GIUDATA AL MUSEO DEL TERRITORIO A VILLA DORIA PAMPHILJ

 Cari Soci e Cari Amici di Italia Nostra Roma volete partecipare ad una visita guidata al Museo del Territorio di Villa Doria Pamphilj?

Il Museo che è vergognosamente chiuso a tutti i cittadini dal 2000, sarà aperto, per gentile concessione SOLO PER ITALIA NOSTRA ROMA.

La visita guidata prevede 30-35 presenze, la data ed il costo saranno fissati quando si raggiungerà un congruo numero di partecipanti.
Chi fosse interessato ci invii al più presto una email di interesse specificando se è socio di Italia Nostra o è un nostro simpatizzante a : roma@italianostra.org

NON PERDETE QUESTA OCCASIONE IRRIPETIBILE!!!!!!!!

mercoledì 9 marzo 2016

NOTIZIA IMPORTANTE RISERVATA AGLI ARCHITETTI ISCRITTI ALL'ALBO


IMPORTANTE
 
Cari amici architetti iscritti all'albo vi segnaliamo la possibilità di partecipare ad una giornata di formazione sulla manutenzione e restauro del giardino storico con il riconoscimento agli iscritti ad un Ordine d'Italia di 4 crediti formativi. 
 
MERCOLEDI' 16 MARZO 2016 ORE 14.00
CASA DELL'ARCHITETTURA
PIAZZA MANFREDO FANTI, 47 ROMA
 
Si può partecipare iscrivendosi obbligatoriamente on line attraverso il sito dell'Ordine degli Architetti  al seguente link: http://www.architettiroma.it/formazione/notizie/17185.aspx
 
Di seguito troverete il programma completo della giornata formativa.
 
 




 

GIORNATA FORMATIVA

a cura di: OAR • REGIONE LAZIO - I.R.VI.T.

• UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA TOR VERGATA

• UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA LA SAPIENZA

MANUTENZIONE E RESTAURO

DEL GIARDINO STORICO

16 MARZO 2016 ORE 14:00

CASA DELL’ARCHITETTURA - Piazza Manfredo Fanti, 47 - Roma

ore 14:00 Registrazioni CHECK/IN dei partecipanti.

ore 14:20 Saluti e/o Presentazioni - Arch. Danilo Novelli e Avv. Marco Di Andrea, Commissario Straordinario Regionale I.R.Vi.T.

ore 14:30 1° Relatore: Avv. Marco Di Andrea, Commissario Straordinario Regionale I.R.Vi.T.

Aspetti giuridici in materia di tutela del giardino storico

ore 15:00 2° Relatore: Prof. Bruno Filippo Lapadula, già Professore di Storia del giardino e del paesaggio, presso l’Università degli Studi di Roma Sapienza, ora Direttore Scientifico corsi ARPEG

Concetto di giardino storico

ore 15:30 3° Relatore: Arch. Virginia Rossini, Presidente del Dipartimento dei Beni Culturali

Ville storiche a Roma: stato di manutenzione, degrado, interventi di conservazione,

programmazione e problematche connesse.

ore 16:00 4° Relatore: Prof.ssa Vanna Mannucci, Vice Presidente Associazione Italia Nostra, sezione Roma

Stato di conservazione dei giardini storici

ore 16:30 - 17:00 COFFEE BREAK

ore 17:00 5° Relatore: Dott. Roberto Braglia, Coordinatore dell’Orto Botanico, Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Conservazione degli elementi vegetali del giardino storico

ore 17:30 6° Relatore: Prof. Achille Maria Ippolito, Coordinatore del Dottorato in Paesaggio e Ambiente, Dipartimento di Architettura e Progetto, Università degli Studi di Roma La Sapienza

Giardini e paesaggi storici

ore 18:00 7° Relatore: Prof.ssa Daniela Esposito, Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, Università degli Studi di Roma La Sapienza

Restauro e conservazione degli elementi architettonici del giardino storico

ore 18:30 8° Relatore: Prof.ssa Antonella Canini, Direttore Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Valore storico ed ambientale del patrimonio vegetale del giardino storico

ore 19:00 Conclusioni e dibattito

ore 19:30 Registrazioni CHECK/OUT dei partecipanti.

La partecipazione all’evento riconosce agli architetti iscritti ad un Ordine d’Italia n°4 CFP

Codice identificativo ARRM1010

Prenotazione obbligatoria online: http://www.architettiroma.it/formazione

UNIVERSITÀ DI ROMA TOR VERGATA • UNIVERSITÀ DI ROMA LA SAPIENZA • UNIVERSITÀ DI ROMA TOR VERGATA, DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA • UNIVERSITÀ DI ROMA LA SAPIENZA, DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA E PROGETTO

• UNIVERSITÀ DI ROMA LA SAPIENZA, SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGIO

• UNIVERSITÀ DI ROMA TOR VERGATA, ORTO BOTANICO DIPARTIMENTO BIOLOGIA

• VILLA MONDRAGONE, CENTRO CONGRESSI E RAPPRESENTANZA • ITALIA NOSTRA • EDILVERDE
  

martedì 8 marzo 2016

IL VILLAGGIO DELLE BOTTICELLE A VILLA BORGHESE E' MATERIA PER LA CORTE DEI CONTI?


 
 
  
COMUNICATO STAMPA

08.03.2016

 

IL VILLAGGIO DELLE BOTTICELLE A VILLA BORGHESE

E’ MATERIA PER LA CORTE DEI CONTI?

 

 

La relazione del Procuratore Regionale della Corte dei Conti per il Lazio, Angelo Raffaele de Dominicis, delinea un profilo fosco e preoccupante delle spese folli di Roma per le spese pubbliche fuori controllo in danno all’erario. Sono emersi numeri inquietanti.

Sono “piccoli” numeri, rispetto ai grandi numeri messi sotto giudizio dal Procuratore de Dominicis, quelli che Italia Nostra Roma evidenzia nel progetto per il ricovero dei cavalli e delle botticelle nell’area vincolata di Villa Borghese.

 

L’uso improprio delle Ville storiche è questione nota e mai affrontata dagli Amministratori capitolini.

 

A Villa Borghese, ciò che colpisce di più, è il nuovo manufatto, rigorosamente provvisorio, per il ricovero dei cavalli e delle botticelle.

Su Viale delle Magnolie, a due passi da Piazzale delle Canestre, sorge il villaggio equino con ricoveri in legno, staccionate e persino un impianto di aria condizionata.

 

Il tutto recintato completamente con elementi in ferro è desolatamente vuoto.

Ai cancelli d’ingresso, chiusi con lucchetti l’erba cresce alta.

 

Dopo un primo tentativo di realizzazione sotto la Giunta Alemanno, dal costo di 800mila euro, il progetto è stato bloccato per lungo tempo. Sotto la Giunta Marino il ricovero per cavalli e botticelle è stato completato, nonostante la diffida di Italia Nostra Roma alle Soprintendenze a al Comune di Roma per studiare luoghi più idonei e soprattutto all’esterno di una Villa storica.

 

I costi, ci risulta hanno superato il milione di euro, una bella cifra. Ma nessuna botticella e nessun cavallo è ricoverato nella nuova “provvisoria” struttura. I soldi impegnati, prima dalla Giunta Alemanno con l’Assessore Ghera poi dalla Giunta Marino con l’Assessore Masini sono stati già spesi. Danari pubblici spesi male e una villa storica che sopporta una funzione non idonea. Se le motivazioni di questo intervento erano dettato dall’urgenza di trovare una soluzione al problema dei cavalli e delle botticelle, Roma Capitale se l’è presa comoda.

 

Da fonti di informazione risulterebbe l’intenzione di Roma Capitale di convocare un tavolo per trovare una soluzione. Troppo tardi, i danari sono spesi e il villaggio delle botticelle pesa su Villa Borghese.

 

Italia Nostra Roma chiede urgentemente al Commissario Straordinario, Tronca, di fare chiarezza e capire se i danari spesi a fronte di nulla, dai cittadini romani, siano anch’essi materia per il Procuratore regionale de Dominicis.




 

100.000 GRAZIE A TUTTI VOI!!!!!!!!!

Cari lettori e care lettrici una sola parola

GRAZIE!!!!!
 
ANZI
 
100.000 GRAZIE!!!!
 
 
Abbiamo raggiunto, infatti, l'ambito traguardo delle oltre 100mila visualizzazioni. E questo solo grazie a voi che da anni ci seguite con assiduità e ci incoraggiate a proseguire.
L'obiettivo che questo blog si è posto, sin dalla sua nascita, è stato quello di avvicinarvi alla nostra Associazioni facendovi conoscere le nostre battaglie ed il nostro punto di vista, quello della conservazione dei beni culturali,e su quanto avviene a Roma.
Vi chiediamo ancora un piccolo sforzo, diteci come la pensate e suggeriteci anche i vostri argomenti. Per noi il vostro pensiero e giudizio è  IMPORTANTISSIMO!!!!
Perché non venite a trovarci a Via Dei Gracchi 187 oppure ci scrivete a roma@italianostra.org?
 
PS: ogni tanto scompariamo dalla circolazione lasciando giorni interi senza avere un dialogo con voi. Abbiate pazienza, sono i limiti del volontariato. 



mercoledì 17 febbraio 2016

CONVEGNO: IL PAESAGGIO COME SFIDA - Aula Magna della Facoltà di Architettura – Piazza Fontanella Borghese - Roma 3 e 4 marzo 2016

PROPOSTE PER IL PAESAGGIO URBANO
di Bruno Filippo Lapadula[1]



Negli anni ‘70 vi era stato grande interesse per le Politiche urbanistiche e la qualità dell’Ambiente urbano. Alcune Organizzazioni internazionali avevano prodotto studi e, tra queste, l’OCSE aveva confrontato esperienze[2], misurato risultati[3] e avviato programmi mirati[4]. Sebbene all’OCSE vi fosse, nella Direzione Ambiente, Gabriele Scimemi, un urbanista italiano di grande valore, i governi dell’epoca non manifestarono alcun interesse e nessun progetto italiano fu presentato. Questi erano segnali di un atteggiamento, che dura tuttora, che si traduce in una capacità ridotta e miope di pianificare, progettare, sperimentare, tutelare, gestire e valorizzare il Paesaggio delle città italiane nella quotidianità.
Nel maggio 2015 la Sezione romana di Italia Nostra ha presentato alla stampa le sue idee per una Politica del Centro storico.
Manifesto di Italia Nostra sul Centro storico di Roma
Italia Nostra non poteva affrontare, oggi, i problemi di Roma senza ricordare che la sua azione si ricollega direttamente alla lezione sulla Cultura della conservazione dei Centri storici espressa da Antonio Cederna negli anni ’50.
Questo documento e le relative proposte derivano dalla consapevolezza che il Centro storico di Roma, nonostante la sua importanza e la pressione a cui è sottoposto, è privo di Tutela paesaggistica e di un Progetto complessivo che richiederebbero almeno la ricostituzione dell’Assessorato al Centro storico (furono Assessori Vittoria Calzolari e Carlo Aymonino).
La gestione di Roma e del suo patrimonio avviene, poi, senza la preliminare definizione e condivisione di Politiche. L’Amministrazione dovrebbe stabilire preventivamente e la cittadinanza dovrebbe conoscere quali siano gli obiettivi che si intendono perseguire, nei principali settori della vita collettiva, e con quali strategie raggiungerli per migliorare la tutela dei beni culturali, lo stato dell’ambiente e la qualità della vita.
L’Associazione Italia Nostra non può sostituirsi a Governo centrale e Amministrazioni locali per le politiche generali ma nell’ambito delle sue competenze, che riguardano tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, sente il dovere di proporre principi, che considera irrinunciabili e indifferibili, che potrebbero, nell’insieme, contribuire a scrivere una Charta di Roma per le Città storiche.
Al momento sono state individuate 10 proposte che sono accumunate dall’obiettivo di migliorare, con sistemi poco costosi, la qualità dell’ambiente urbano e coinvolgere i cittadini, creando forme di consenso e partecipazione.
Per l’esame dei 10 principi e delle 10 proposte, legate all’attualità romana, si rimanda al sito: www.italianostraroma.blogspot. com.



[1] L’Arch. Bruno Filippo Lapadula, consigliere della sezione di Italia Nostra Roma, ha coordinato il Gruppo di lavoro che ha elaborato i 10 principi e le 10 proposte per il Centro Storico d Roma.
[2] OECD, Les moyens peu coûteux d'améliorer l'environnement urbain, C(74)218
[3] OECD, Indicateurs d’environnement urbain, Paris, 1978
[4] OCDE, Groupe ad hoc sur les problèmes urbains, C(79)80

mercoledì 10 febbraio 2016

“ Cammini “ come opere pubbliche. A Veio la Francigena regala due nuovi percorsi che mirano al cuore del Parco. Forse è il tempo di sperare di nuovo nel futuro delle nostre aree protette.

Anche Roma partecipa alla apertura di nuovi " cammini d Europa "".
Per il Giubileo la Regione finanzia due nuovi percorsi per la Francigena che entra nel territorio romano.
E delega l' ASTRAL, l'Azienda delle strade regionali a realizzarli. Dal Santuario del Sorbo di Formello si potra' raggiungere la Via Cassia con l'apprezzabile intento di far conoscere a pellegrini e romani il Parco di Veio e i suoi paesaggi attraverso le profonde forre e gli altipiani dove sorgeva l' antica città etrusca.
Italia Nostra considera questo intervento costato un milione e ottocento mila euro un importante passo per rilanciare rutti i Parchi regionali dell area romana.
Di seguito riportiamo il contributo del Vice Presidente Oreste Rutigliano

“ Cammini “ come opere pubbliche. A Veio la Francigena regala due nuovi percorsi che mirano al cuore del Parco. Forse è il tempo di sperare di nuovo nel futuro delle nostre aree protette. 
Aree Protette nell’Area Metropolitane
Vale sempre la pena camminare nella campagna romana ed in particolare nei Parchi regionali urbani e suburbani di Roma. Sono aree protette che si insinuano fin nel cuore della città storica,  che la circondano, o che si spingono nell’area metropolitana fino a legarsi con i comuni limitrofi. Strutture urbanistiche che danno respiro e spezzano la continuità espansiva del cemento. Misurano complessivamente 24.000 ettari. Per meglio capire si consideri che la pur grande Villa Borghese ne misura solo 80. Pensati, voluti ed imposti dalla sezione romana di Italia Nostra in 15 anni di lavoro insieme a tanti e meritori Comitati cittadini riuniti nel Coordinamento Parchi guidati da Celso Coppola, uno di noi.
Qui la campagna è protetta, spazi di natura sopravvivono, il paesaggio affascina per contrasto. Alle spalle fitte quinte di palazzi e subito avanti a te il silenzio, i campi verdissimi o appena arati, le montagne azzurine oltre le chiome degli alberi. La rappresentazione di una via di fuga lungo la quale in ogni momento liberarti dal giogo dell’artificiale urbano in cui la tua vita è ristretta.
Qualche nome è noto anche fuori Roma. Il Parco dell’Appia più di ogni altro, ma anche Monte Mario che domina la città da Ovest. Ma Tutti meriterebbero di essere conosciuti.
La nascita del Parco Regionale di Veio
Ho amato e percorso in ogni direzione il Parco dell’Appia, ma anche la Riserva Naturale della Marcigliana, una grande area agricola di 5000 ettari, tra Salaria e Nomentana al di là del GRA, e più di tutti il Parco di Veio.
Nato letteralmente nelle stanze della sezione di Roma, dalle indicazioni dell’architetto Espedito Tempesta, si estende su 15.000 ettari, di cui 7000 nel comune di Roma e i restanti nel territorio di 8 Comuni contermini Sacrofano, Formello, Campagnano, Riano, Castelnuovo di Porto, Morlupo, Magliano Romano e Mazzano Romano in un ideale triangolo con vertice a Corso Francia tra Cassia e Flaminia.
In tempi oggi impensabili, nei quali la cultura aveva ancora ascolto, al Piano Regolatore di Roma venne annessa la c.d. Carta dell’Agro.  Concepita dall’INARCH e dall’INU prima del 1962 raccoglie su 39 grandi tavole al 10.000 tutto quanto di storico ed archeologico valesse la pena tutelare nella Campagna Romana oltre la cinta delle Mura Aureliane. Negli anni a seguire al 1962 vennero censiti 6000 elementi tra antichi casali, torri, castelli, acquedotti, ruderi imponenti o giacimenti di frammenti fittili, tracciati della rete stradale antica, fontane, edicole. Per ciascuno una schedatura e una collocazione sulle mappe, con appositi simboli rossi.
La Carta dell’Agro fu curata da apposito ufficio del Comune di Roma, allora guidato dall’architetto Tempesta, che portò a termine la definitiva pubblicazione dell’Opera. Egli ci fece notare come accanto al sito della antica città di Veio, a circa 10 km da Roma e lungo le brevi valli che scendono al Tevere, a Nord di Ponte Milvio, sulle mappe della Carta dell’Agro la presenza dei punti rossi fosse più fitta che altrove. Mentre ci incitava a conoscere quel paesaggio che li accoglieva. Era questa la sponda etrusca del fiume, che dopo la sconfitta di Veio, rimase come annientata nei secoli e restituita a noi con le sembianze di un tempo arcaico, che aveva conservato i segni di un lungo medioevo.
Ma bisognava fare presto. Montava allora la corsa alla villa di campagna. Legale od abusiva poco importa. L’assalto poteva cancellare tanta ricchezza storica e culturale. Ci obbligò ad andare. Più e più volte, a piedi, a camminare per esplorare e capire. Fu meraviglia per le antiche tenute dai lunghi filari di pini, per i grandi tumuli di antiche tombe, per le forre precipiti scavate nel tenero tufo del vulcano sabatino, profonde fino a 60-70 metri, ornate da versanti di fitti boschi abitati da istrici e tassi, a custodia di necropoli dimenticate. Una natura che dietro l’angolo di Flaminia e Cassia esprimeva lontananza e avventura.
Veio un tempo territorio aperto, oggi con il Parco paradossalmente sbarrato
Fu allora possibile esplorare ovunque, lungo poderali e strade campestri e per sentieri di cacciatori o tombaroli. Fu possibile immaginare di mettere nei modi più cauti tutto ciò a vantaggio e godimento di tutti gli appassionati, delle famiglie, dei cittadini.
Lasciammo testimonianza degli itinerari possibili sul dossier Veio della rivista “ Roma Rome “, di Armando Ravaglioli, già mitico direttore di “ Capitolium “, pubblicato nel 1985.
Ebbene, già 15 anni dopo, quando il Parco era stato istituito con legge ( 1997 ), quegli itinerari fondamentali di scoperta e conoscenza del territorio veientano non  erano più percorribili. Proprio qui amaramente constatammo i frutti nefasti dei nuovi tempi. La diffusione e lo sparpagliamento delle ville, che vedevamo nascere ai tempi dei primi sopralluoghi, imponeva un nuovo modo di vita nelle campagne. Laddove il contadino viveva libero da ogni paura, ora il cittadino non aduso agli spazi liberi ed aperti imponeva con arroganza e spregio della legge le esigenze della sua sicurezza. I cancelli sono stati chiusi, le poderali interrotte con sbarramenti, o addirittura cancellate dai trattori, le proprietà puntualmente recintate. Il territorio stesso spezzato in tanti scampoli, come il sogno di un grande parco storico e paesaggistico libero ed aperto alla visita in ogni sua parte.
 La Tenuta del Pino invita ancora ad entrare a Veio dalla via Cassia, ma finisci nel cul de sac delle recinzioni senza raggiungerne l’Acropoli di Piazza d’armi. Quel lungo percorso naturale che era degli Etruschi nel fondovalle del Crèmera partendo dalla diga di Castelgiubileo è ora incredibilmente sbarrato in più punti. Stessa cosa lungo la valle della Crescenza, dove 20 ville con le loro pretestuose recinzioni cancellano la storia stessa dell’antico isolamento. E quando nel cuore archeologico del Parco insisti per scendere nelle forre per ritrovare i Bagni della Regina o la via per la Porta Capena ancora una volta ci sono reti invalicabili quanto inutili. E dove non ci sono i privati, dove il lungo itinerario per Veio inizia, a ridosso dell’ultimo edificato, ci pensa l’Istituto Marymount, per ricchi studenti americani a sbarrare per sicurezza la storica via di accesso.
Abbiamo vissuto con rassegnazione questa decadenza delle luminose speranze di allora. Ed abbiamo associato il mancato obiettivo di aprire e rendere agibili vie e sentieri di visita delle aree protette alla generale regressione culturale di questi anni. Alla affermazione del liberismo e dei suoi associati egoismi, alla esaltazione del privato e delle privatizzazioni, che furono oggetto primario delle battaglie di Antonio Cederna. Alla volontà delle classi politiche che governano in Comuni e Regioni di annichilire i parchi ed ogni fastidiosa area protetta e vincolata.
Grazie Francigena ora si espropria per “ Camminare “
Ma ecco che un fatto nuovo ed inaspettato ci viene improvvisamente in soccorso. Sono i Cammini d’Europa. O meglio, lo stimolo che ci viene dalla cultura nord europea a favorire, realizzare e collegare in una rete i cammini di fede e quelli di antica tradizione. In principio fu la Francigena ed infine lo scorso anno il clamoroso esempio dell’Appia di Rumiz. Percorsa tutta a piedi da Roma a Brindisi, lungo tracce , suggestioni ed antichi residui monumenti, dal suo piccolo gruppo diventa l’evento culturale dell’anno e costringe lo stesso Ministro dei Beni Culturali  ad intervenire su questa nuovo settore culturale e turistico. Moderno ed antico allo stesso tempo. Rivincita della lentezza e del paesaggio.
Tornando a Veio, tornando sui nostri passi, sia pure senza entusiamo per far conoscere i luoghi ad amici ignari ora la inaspettata scoperta. Dalla Cassia di Formello puntando diritti sul sito della antica Veio, dei mitici centomila abitanti, non vi era modo di arrivare sull’altopiano di cento ettari delimitato dai due fiumi. Lo si poteva solo vedere da lontano. Ed invece ecco sulla nostra destra una ruspa. Che per una volta non verrà maledetta. Ha aperto un tracciato nella macchia. Lo seguiamo e passiamo nei pressi della famosa Tomba Campana, da tempo non più raggiungibile, e su questa traccia costeggiando il profondo della forra eccoci a superare il corso del torrente Crèmera sul tunnel scavato dagli Etruschi: il Ponte Sodo. Per giungere così al centro stesso di Veio e ad Isola Farnese.
 Il sentiero diventa “ opera pubblica indifferibile ed urgente “.
Ci rendiamo conto che siamo di fronte ad una svolta.
Le strade sono intuitivamente l’ opera pubblica per definizione.
Da più di un secolo esse vengono costruite da chi governa per rendere il più rapido possibile il collegamento tra le città ed a seguire per collegare tutto a tutto sempre più velocemente. Con una rete stradale invasiva fin nei luoghi più remoti.
Col tempo la strada ha formato un binomio indissolubile con l’automobile.
E proprio  per questo da più di un secolo l'opera pubblica "  indifferibile ed urgente " è stata identificata con l’asfalto di strade ed autostrade.
Per esse ogni esproprio è stato ed è  considerato a tutt' oggi sempre e comunque praticabile, quali che siano gli interessi colpiti. Laddove come sappiamo l'esproprio in tempi di liberismo appare istituto logoro e contestato.
 Chi poteva immaginare espropri se non per nuove strade d’asfalto. E invece qui si è espropriato, o comunque, imposto ai privati di far passare chi procede a piedi.

 Il cammino, l' andare a piedi, gli itinerari lenti vengono riconosciuti come valore emergente. Come interesse pubblico primario.
Qualcuno potrebbe obiettare che non è vero, poiché oramai si fanno ovunque piste ciclabili. Va allora chiarito che le piste ciclabili, pur apprezzabili in assoluto, sono frutto di esigenze sociali diverse, strumenti di politica urbana della mobilità, non eventi culturali.
Vengono realizzate, ancora una volta in nome della rapidità, della mobilità individuale, dell' inquinamento da abbattere, della salute, e in fin dei conti da realizzare in ambiti già pubblici. E per quanto ne so, aggiustandosi alle disponibilità di aree che non comportino espropri.

Con il " cammino" il nuovo valore è la lentezza. Con essa l' attenta osservazione, e mi permetto di essere ottimista, con essa anche il “ Paesaggio ”.
Constatiamo che con ben due Varianti della Francigena, e sempre all’interno del Parco di Veio, la Pubblica Amministrazione  si è fatto carico di facilitare il " cammino " e ad esso consentire di cogliere storia, bellezza e paesaggio. Si sono mossi progettisti, imprese, ed adottati appalti e lo sottolineo ancora: espropri. Sono stati impegnati un milione e 800.000 euro.
Una speranza per i tracciati antichi abbandonati e dimenticati

Eravamo abituati a vedere tutti gli itinerari nati per muoversi a velocità naturale, a piedi o a dorso di mulo, destinati a morire, abbandonati a sé stessi, preda delle pretese e della arroganza dei proprietari viciniori oppure destinati ad essere cancellati dalla natura selvatica. Chiuse da rovi  inestricabili o sbarrate da cancelli, sbarramenti, minacciosi cartelli di proprietà privata.
Mi riferisco prima di tutto ai tratturi, tanto declamati, quanto obnubilati, persi, e fagocitati.
Ed ancora alle mulattiere di media montagna, che non hanno avuto il privilegio di essere riutulizzate come sentieri per l'attività esursionistica montana.
Ed infine all' intera rete delle strade poderali, vittime, ahinoi, della residenzialita' diffusa caoticamente nelle campagne.
La villettopoli dei nostri incubi, che cancella anche il paesaggio.

E invece da ieri L’ASTRAL, che è l’ANAS della Regione Lazio, è stata messa al servizio dei “ cammini “ e dei sentieri.
I sentieri sono la vita stessa del Parco.
Tutto questo è in grado di rianimare gli Enti Parco che gestiscono le aree protette nell’area metropolitana. Sono senza consigli direttivi,  senza finanziamenti, con i Piani di Assetto non ancora approvati in Regione e stanno rischiando molto. Senza sentieristica, poi, carente da sempre i Parchi vengono inesorabilmente dimenticati.
Vogliamo credere che questo precedente possa ricondurre gli Enti Parco all’iniziativa, offrendo loro un meccanismo surrogatorio della attuale incapacità di esproprio e di spesa.

Ora gli Enti Parco potrebbero con le più varie motivavazioni invocare l' ASTRAL per la Francigena del sud, per il cammino di S.Benedetto, per il pellegrinaggio alla Madonna del riposo o del Divino Amore, per il cammino dei laghi o quant’altro. Insomma con un po' di fantasia gli Enti parco, anche con sponsorizzazioni, ( come dimenticare il Finanziamento della Società Autostrade per il Parco dell’Appia perso per motivi ideologici ) potrebbero ora mettere mano, per interposta persona, alla realizzazione della rete sentieristica di visita e conoscenza delle nostre amate aree protette.
Qualche appunto sui modi di realizzare i nuovi tracciati

La soddisfazione di vedere aperti dei tracciati da poter percorrere a pieno diritto, e non più sotto il ricatto dei proprietari delle aree attraversate, ci consente di essere più benevoli nel giudicare i modi di realizzare questi nuovi percorsi.
 Anche se “ tragicamente “ appaiono le insufficienze di una classe tecnica che per la prima volta si confronta con un opera " leggera " e che la appesantisce di orpelli o peggio di obbrobri.
Di buono ci sono la larghezza ed il fondo stradale.
La larghezza è misurata. Sempre eccessiva, ma meno per fortuna di una pista ciclabile. Il battuto di tufo ritengo sia consonante con il paesaggio attraversato.
Poi si sbraca sul resto. 


La rete alta 2 metri con pali di castagno regalata al proprietario del fondo è a filo con il percorso.
Una staccionata alla romana con pali di castagno si sviluppa senza alcuna ragione per centinaia di metri per segnare il camminamento, anche dove non vi è alcun pericolo. Sentono i progettisti  la necessità di addomesticare la campagna, troppo primitiva ai loro occhi. La si fa goffamente assomigliare ai giardinetti sotto casa. Se si corre al limitare di un confine squadrato il sentiero piega improvviso ad angolo retto. Il ponte eccessivo  e pesante poggia su plinti di poderoso cemento grezzo. Per la sicurezza dei pedoni poco ci manca che non mettano gard rail ai lati del ponte. I progettisti lo si vede bene, non hanno mai camminato. Chiamati ad improvvisare balbettano, ma per intanto procedono. Se continueranno con le staccionate e magari anche con l’illuminazione, li richiameremo alla realtà di quello che realmente serve per camminare lungo decine o centinaia di chilometri.

Ora ciò che importa è procedere, dare ad ogni costo a ciascun Parco la sua rete sentieristica. Il modo c’è speriamo nasca anche la volontà di adottarlo.

mercoledì 3 febbraio 2016

VILLA STROHL-FERN: USO ED ABUSO DELLA TERRA DI NESSUNO 50 ANNI DI ABUSI

COMUNICATO STAMPA
03.02.2016

VILLA STROHL-FERN: USO ED ABUSO DELLA TERRA DI NESSUNO
50 ANNI DI ABUSI

Nel 1976 una notissima testata romana recita “….Villa Strohl-fern: responsabile il Comune… per il Comune di Roma sembra tutto regolare. In effetti la licenza ( autorizzazione per una fogna) non fa che avvallare le opere abusive compiute nella Villa nonostante i vincoli”.
Oggi, a Villa Strohl-fern sono in accelerazione esponenziale i lavori di ristrutturazione del fabbricato 19 “il Casone” con un bando di gara che Italia Nostra Roma ha sottoposto all’attenzione del Presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone.

Pare sia imminente il posizionamento di prefabbricati, per ospitare gli allievi in attesa della ristrutturazione del “Casone”, che hanno ottenuto il nulla-osta, in via provvisoria, dalla Soprintendenza. Soprintendenza che “prescrive”, non “consiglia”, un progetto unitario di restauro del giardino e dei manufatti, compresa la porzione della Villa non utilizzata per la didattica. Progetto mai arrivato sui tavoli della Soprintendenza.

Aumento di SUL (Superficie Utile Lorda) di 570mq nel Casone per ospitare, come risulta da fonti ben informate, altre trecento allievi significa un peso strutturale aggiuntivo e significativo.
La rupe su cui poggia il Casone è composta da travertini che presentano cavità e cunicoli per la quale c’è una prescrizione dei geologi del Comune. Due frane si sono prodotte sia sopra Valle Giulia che su Viale Tiziano poiché si tratta della stessa formazione geologica affiorante.
Italia Nostra Roma chiede che siano resi noti i calcoli dell’ingegnere strutturista anche in relazione alla fragilità del terreno.

Un richiamo, severo,  alla sicurezza in un luogo, la Villa, per il quale sono state richieste decine di sanatorie e ne sono state rilasciate solo due ( foglio 551 particella 11 e foglio 551 particella 16).
Abusi non sanati dunque? Ricordiamo che la Villa fu sottoposta a sequestro giudiziario dal Pretore Infelisi nel 1975, provocando reazioni abnormi e spropositate da parte francese.

Tutto e molto altro ancora sta succedendo in un silenzio allarmante su una Villa storica, storicamente usata ed abusata.
Italia Nostra Roma chiede la più alta attenzione a questo intervento “edilizio” che ha avuto la “benedizione” del Commissario Straordinario Tronca.

I documenti dell’archivio storico di Italia Nostra Roma sorprendono: constatiamo che da 50 anni a questa parte nel tiro alla fune, tra vincoli e abusi, la corda si spezzi sempre dalla parte italiana.



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