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mercoledì 9 marzo 2016

NOTIZIA IMPORTANTE RISERVATA AGLI ARCHITETTI ISCRITTI ALL'ALBO


IMPORTANTE
 
Cari amici architetti iscritti all'albo vi segnaliamo la possibilità di partecipare ad una giornata di formazione sulla manutenzione e restauro del giardino storico con il riconoscimento agli iscritti ad un Ordine d'Italia di 4 crediti formativi
 
MERCOLEDI' 16 MARZO 2016 ORE 14.00
CASA DELL'ARCHITETTURA
PIAZZA MANFREDO FANTI, 47 ROMA
 
Si può partecipare iscrivendosi obbligatoriamente on line attraverso il sito dell'Ordine degli Architetti  al seguente link: http://www.architettiroma.it/formazione/notizie/17185.aspx
 
Di seguito troverete il programma completo della giornata formativa.
 
 




 

GIORNATA FORMATIVA

a cura di: OAR REGIONE LAZIO - I.R.VI.T.

• UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA TOR VERGATA

• UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA LA SAPIENZA

MANUTENZIONE E RESTAURO

DEL GIARDINO STORICO

16 MARZO 2016 ORE 14:00

CASA DELL’ARCHITETTURA - Piazza Manfredo Fanti, 47 - Roma

ore 14:00 Registrazioni CHECK/IN dei partecipanti.

ore 14:20 Saluti e/o Presentazioni - Arch. Danilo Novelli e Avv. Marco Di Andrea, Commissario Straordinario Regionale I.R.Vi.T.

ore 14:30 1° Relatore: Avv. Marco Di Andrea, Commissario Straordinario Regionale I.R.Vi.T.

Aspetti giuridici in materia di tutela del giardino storico

ore 15:00 2° Relatore: Prof. Bruno Filippo Lapadula, già Professore di Storia del giardino e del paesaggio, presso l’Università degli Studi di Roma Sapienza, ora Direttore Scientifico corsi ARPEG

Concetto di giardino storico

ore 15:30 3° Relatore: Arch. Virginia Rossini, Presidente del Dipartimento dei Beni Culturali

Ville storiche a Roma: stato di manutenzione, degrado, interventi di conservazione,

programmazione e problematche connesse.

ore 16:00 4° Relatore: Prof.ssa Vanna Mannucci, Vice Presidente Associazione Italia Nostra, sezione Roma

Stato di conservazione dei giardini storici

ore 16:30 - 17:00 COFFEE BREAK

ore 17:00 5° Relatore: Dott. Roberto Braglia, Coordinatore dell’Orto Botanico, Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Conservazione degli elementi vegetali del giardino storico

ore 17:30 6° Relatore: Prof. Achille Maria Ippolito, Coordinatore del Dottorato in Paesaggio e Ambiente, Dipartimento di Architettura e Progetto, Università degli Studi di Roma La Sapienza

Giardini e paesaggi storici

ore 18:00 7° Relatore: Prof.ssa Daniela Esposito, Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, Università degli Studi di Roma La Sapienza

Restauro e conservazione degli elementi architettonici del giardino storico

ore 18:30 8° Relatore: Prof.ssa Antonella Canini, Direttore Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Valore storico ed ambientale del patrimonio vegetale del giardino storico

ore 19:00 Conclusioni e dibattito

ore 19:30 Registrazioni CHECK/OUT dei partecipanti.

La partecipazione all’evento riconosce agli architetti iscritti ad un Ordine d’Italia n°4 CFP

Codice identificativo ARRM1010

Prenotazione obbligatoria online: http://www.architettiroma.it/formazione

UNIVERSITÀ DI ROMA TOR VERGATA • UNIVERSITÀ DI ROMA LA SAPIENZA • UNIVERSITÀ DI ROMA TOR VERGATA, DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA • UNIVERSITÀ DI ROMA LA SAPIENZA, DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA E PROGETTO

• UNIVERSITÀ DI ROMA LA SAPIENZA, SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGIO

• UNIVERSITÀ DI ROMA TOR VERGATA, ORTO BOTANICO DIPARTIMENTO BIOLOGIA

• VILLA MONDRAGONE, CENTRO CONGRESSI E RAPPRESENTANZA • ITALIA NOSTRA • EDILVERDE
  

martedì 8 marzo 2016

IL VILLAGGIO DELLE BOTTICELLE A VILLA BORGHESE E' MATERIA PER LA CORTE DEI CONTI?


 
 
  
COMUNICATO STAMPA

08.03.2016

 

IL VILLAGGIO DELLE BOTTICELLE A VILLA BORGHESE

E’ MATERIA PER LA CORTE DEI CONTI?

 

 

La relazione del Procuratore Regionale della Corte dei Conti per il Lazio, Angelo Raffaele de Dominicis, delinea un profilo fosco e preoccupante delle spese folli di Roma per le spese pubbliche fuori controllo in danno all’erario. Sono emersi numeri inquietanti.

Sono “piccoli” numeri, rispetto ai grandi numeri messi sotto giudizio dal Procuratore de Dominicis, quelli che Italia Nostra Roma evidenzia nel progetto per il ricovero dei cavalli e delle botticelle nell’area vincolata di Villa Borghese.

 

L’uso improprio delle Ville storiche è questione nota e mai affrontata dagli Amministratori capitolini.

 

A Villa Borghese, ciò che colpisce di più, è il nuovo manufatto, rigorosamente provvisorio, per il ricovero dei cavalli e delle botticelle.

Su Viale delle Magnolie, a due passi da Piazzale delle Canestre, sorge il villaggio equino con ricoveri in legno, staccionate e persino un impianto di aria condizionata.

 

Il tutto recintato completamente con elementi in ferro è desolatamente vuoto.

Ai cancelli d’ingresso, chiusi con lucchetti l’erba cresce alta.

 

Dopo un primo tentativo di realizzazione sotto la Giunta Alemanno, dal costo di 800mila euro, il progetto è stato bloccato per lungo tempo. Sotto la Giunta Marino il ricovero per cavalli e botticelle è stato completato, nonostante la diffida di Italia Nostra Roma alle Soprintendenze a al Comune di Roma per studiare luoghi più idonei e soprattutto all’esterno di una Villa storica.

 

I costi, ci risulta hanno superato il milione di euro, una bella cifra. Ma nessuna botticella e nessun cavallo è ricoverato nella nuova “provvisoria” struttura. I soldi impegnati, prima dalla Giunta Alemanno con l’Assessore Ghera poi dalla Giunta Marino con l’Assessore Masini sono stati già spesi. Danari pubblici spesi male e una villa storica che sopporta una funzione non idonea. Se le motivazioni di questo intervento erano dettato dall’urgenza di trovare una soluzione al problema dei cavalli e delle botticelle, Roma Capitale se l’è presa comoda.

 

Da fonti di informazione risulterebbe l’intenzione di Roma Capitale di convocare un tavolo per trovare una soluzione. Troppo tardi, i danari sono spesi e il villaggio delle botticelle pesa su Villa Borghese.

 

Italia Nostra Roma chiede urgentemente al Commissario Straordinario, Tronca, di fare chiarezza e capire se i danari spesi a fronte di nulla, dai cittadini romani, siano anch’essi materia per il Procuratore regionale de Dominicis.




 

100.000 GRAZIE A TUTTI VOI!!!!!!!!!

Cari lettori e care lettrici una sola parola

GRAZIE!!!!!
 
ANZI
 
100.000 GRAZIE!!!!
 
 
Abbiamo raggiunto, infatti, l'ambito traguardo delle oltre 100mila visualizzazioni. E questo solo grazie a voi che da anni ci seguite con assiduità e ci incoraggiate a proseguire.
L'obiettivo che questo blog si è posto, sin dalla sua nascita, è stato quello di avvicinarvi alla nostra Associazioni facendovi conoscere le nostre battaglie ed il nostro punto di vista, quello della conservazione dei beni culturali,e su quanto avviene a Roma.
Vi chiediamo ancora un piccolo sforzo, diteci come la pensate e suggeriteci anche i vostri argomenti. Per noi il vostro pensiero e giudizio è  IMPORTANTISSIMO!!!!
Perché non venite a trovarci a Via Dei Gracchi 187 oppure ci scrivete a roma@italianostra.org?
 
PS: ogni tanto scompariamo dalla circolazione lasciando giorni interi senza avere un dialogo con voi. Abbiate pazienza, sono i limiti del volontariato. 



mercoledì 17 febbraio 2016

CONVEGNO: IL PAESAGGIO COME SFIDA - Aula Magna della Facoltà di Architettura – Piazza Fontanella Borghese - Roma 3 e 4 marzo 2016

PROPOSTE PER IL PAESAGGIO URBANO
di Bruno Filippo Lapadula[1]



Negli anni ‘70 vi era stato grande interesse per le Politiche urbanistiche e la qualità dell’Ambiente urbano. Alcune Organizzazioni internazionali avevano prodotto studi e, tra queste, l’OCSE aveva confrontato esperienze[2], misurato risultati[3] e avviato programmi mirati[4]. Sebbene all’OCSE vi fosse, nella Direzione Ambiente, Gabriele Scimemi, un urbanista italiano di grande valore, i governi dell’epoca non manifestarono alcun interesse e nessun progetto italiano fu presentato. Questi erano segnali di un atteggiamento, che dura tuttora, che si traduce in una capacità ridotta e miope di pianificare, progettare, sperimentare, tutelare, gestire e valorizzare il Paesaggio delle città italiane nella quotidianità.
Nel maggio 2015 la Sezione romana di Italia Nostra ha presentato alla stampa le sue idee per una Politica del Centro storico.
Manifesto di Italia Nostra sul Centro storico di Roma
Italia Nostra non poteva affrontare, oggi, i problemi di Roma senza ricordare che la sua azione si ricollega direttamente alla lezione sulla Cultura della conservazione dei Centri storici espressa da Antonio Cederna negli anni ’50.
Questo documento e le relative proposte derivano dalla consapevolezza che il Centro storico di Roma, nonostante la sua importanza e la pressione a cui è sottoposto, è privo di Tutela paesaggistica e di un Progetto complessivo che richiederebbero almeno la ricostituzione dell’Assessorato al Centro storico (furono Assessori Vittoria Calzolari e Carlo Aymonino).
La gestione di Roma e del suo patrimonio avviene, poi, senza la preliminare definizione e condivisione di Politiche. L’Amministrazione dovrebbe stabilire preventivamente e la cittadinanza dovrebbe conoscere quali siano gli obiettivi che si intendono perseguire, nei principali settori della vita collettiva, e con quali strategie raggiungerli per migliorare la tutela dei beni culturali, lo stato dell’ambiente e la qualità della vita.
L’Associazione Italia Nostra non può sostituirsi a Governo centrale e Amministrazioni locali per le politiche generali ma nell’ambito delle sue competenze, che riguardano tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, sente il dovere di proporre principi, che considera irrinunciabili e indifferibili, che potrebbero, nell’insieme, contribuire a scrivere una Charta di Roma per le Città storiche.
Al momento sono state individuate 10 proposte che sono accumunate dall’obiettivo di migliorare, con sistemi poco costosi, la qualità dell’ambiente urbano e coinvolgere i cittadini, creando forme di consenso e partecipazione.
Per l’esame dei 10 principi e delle 10 proposte, legate all’attualità romana, si rimanda al sito: www.italianostraroma.blogspot. com.



[1] L’Arch. Bruno Filippo Lapadula, consigliere della sezione di Italia Nostra Roma, ha coordinato il Gruppo di lavoro che ha elaborato i 10 principi e le 10 proposte per il Centro Storico d Roma.
[2] OECD, Les moyens peu coûteux d'améliorer l'environnement urbain, C(74)218
[3] OECD, Indicateurs d’environnement urbain, Paris, 1978
[4] OCDE, Groupe ad hoc sur les problèmes urbains, C(79)80

mercoledì 10 febbraio 2016

“ Cammini “ come opere pubbliche. A Veio la Francigena regala due nuovi percorsi che mirano al cuore del Parco. Forse è il tempo di sperare di nuovo nel futuro delle nostre aree protette.

Anche Roma partecipa alla apertura di nuovi " cammini d Europa "".
Per il Giubileo la Regione finanzia due nuovi percorsi per la Francigena che entra nel territorio romano.
E delega l' ASTRAL, l'Azienda delle strade regionali a realizzarli. Dal Santuario del Sorbo di Formello si potra' raggiungere la Via Cassia con l'apprezzabile intento di far conoscere a pellegrini e romani il Parco di Veio e i suoi paesaggi attraverso le profonde forre e gli altipiani dove sorgeva l' antica città etrusca.
Italia Nostra considera questo intervento costato un milione e ottocento mila euro un importante passo per rilanciare rutti i Parchi regionali dell area romana.
Di seguito riportiamo il contributo del Vice Presidente Oreste Rutigliano

“ Cammini “ come opere pubbliche. A Veio la Francigena regala due nuovi percorsi che mirano al cuore del Parco. Forse è il tempo di sperare di nuovo nel futuro delle nostre aree protette. 
Aree Protette nell’Area Metropolitane
Vale sempre la pena camminare nella campagna romana ed in particolare nei Parchi regionali urbani e suburbani di Roma. Sono aree protette che si insinuano fin nel cuore della città storica,  che la circondano, o che si spingono nell’area metropolitana fino a legarsi con i comuni limitrofi. Strutture urbanistiche che danno respiro e spezzano la continuità espansiva del cemento. Misurano complessivamente 24.000 ettari. Per meglio capire si consideri che la pur grande Villa Borghese ne misura solo 80. Pensati, voluti ed imposti dalla sezione romana di Italia Nostra in 15 anni di lavoro insieme a tanti e meritori Comitati cittadini riuniti nel Coordinamento Parchi guidati da Celso Coppola, uno di noi.
Qui la campagna è protetta, spazi di natura sopravvivono, il paesaggio affascina per contrasto. Alle spalle fitte quinte di palazzi e subito avanti a te il silenzio, i campi verdissimi o appena arati, le montagne azzurine oltre le chiome degli alberi. La rappresentazione di una via di fuga lungo la quale in ogni momento liberarti dal giogo dell’artificiale urbano in cui la tua vita è ristretta.
Qualche nome è noto anche fuori Roma. Il Parco dell’Appia più di ogni altro, ma anche Monte Mario che domina la città da Ovest. Ma Tutti meriterebbero di essere conosciuti.
La nascita del Parco Regionale di Veio
Ho amato e percorso in ogni direzione il Parco dell’Appia, ma anche la Riserva Naturale della Marcigliana, una grande area agricola di 5000 ettari, tra Salaria e Nomentana al di là del GRA, e più di tutti il Parco di Veio.
Nato letteralmente nelle stanze della sezione di Roma, dalle indicazioni dell’architetto Espedito Tempesta, si estende su 15.000 ettari, di cui 7000 nel comune di Roma e i restanti nel territorio di 8 Comuni contermini Sacrofano, Formello, Campagnano, Riano, Castelnuovo di Porto, Morlupo, Magliano Romano e Mazzano Romano in un ideale triangolo con vertice a Corso Francia tra Cassia e Flaminia.
In tempi oggi impensabili, nei quali la cultura aveva ancora ascolto, al Piano Regolatore di Roma venne annessa la c.d. Carta dell’Agro.  Concepita dall’INARCH e dall’INU prima del 1962 raccoglie su 39 grandi tavole al 10.000 tutto quanto di storico ed archeologico valesse la pena tutelare nella Campagna Romana oltre la cinta delle Mura Aureliane. Negli anni a seguire al 1962 vennero censiti 6000 elementi tra antichi casali, torri, castelli, acquedotti, ruderi imponenti o giacimenti di frammenti fittili, tracciati della rete stradale antica, fontane, edicole. Per ciascuno una schedatura e una collocazione sulle mappe, con appositi simboli rossi.
La Carta dell’Agro fu curata da apposito ufficio del Comune di Roma, allora guidato dall’architetto Tempesta, che portò a termine la definitiva pubblicazione dell’Opera. Egli ci fece notare come accanto al sito della antica città di Veio, a circa 10 km da Roma e lungo le brevi valli che scendono al Tevere, a Nord di Ponte Milvio, sulle mappe della Carta dell’Agro la presenza dei punti rossi fosse più fitta che altrove. Mentre ci incitava a conoscere quel paesaggio che li accoglieva. Era questa la sponda etrusca del fiume, che dopo la sconfitta di Veio, rimase come annientata nei secoli e restituita a noi con le sembianze di un tempo arcaico, che aveva conservato i segni di un lungo medioevo.
Ma bisognava fare presto. Montava allora la corsa alla villa di campagna. Legale od abusiva poco importa. L’assalto poteva cancellare tanta ricchezza storica e culturale. Ci obbligò ad andare. Più e più volte, a piedi, a camminare per esplorare e capire. Fu meraviglia per le antiche tenute dai lunghi filari di pini, per i grandi tumuli di antiche tombe, per le forre precipiti scavate nel tenero tufo del vulcano sabatino, profonde fino a 60-70 metri, ornate da versanti di fitti boschi abitati da istrici e tassi, a custodia di necropoli dimenticate. Una natura che dietro l’angolo di Flaminia e Cassia esprimeva lontananza e avventura.
Veio un tempo territorio aperto, oggi con il Parco paradossalmente sbarrato
Fu allora possibile esplorare ovunque, lungo poderali e strade campestri e per sentieri di cacciatori o tombaroli. Fu possibile immaginare di mettere nei modi più cauti tutto ciò a vantaggio e godimento di tutti gli appassionati, delle famiglie, dei cittadini.
Lasciammo testimonianza degli itinerari possibili sul dossier Veio della rivista “ Roma Rome “, di Armando Ravaglioli, già mitico direttore di “ Capitolium “, pubblicato nel 1985.
Ebbene, già 15 anni dopo, quando il Parco era stato istituito con legge ( 1997 ), quegli itinerari fondamentali di scoperta e conoscenza del territorio veientano non  erano più percorribili. Proprio qui amaramente constatammo i frutti nefasti dei nuovi tempi. La diffusione e lo sparpagliamento delle ville, che vedevamo nascere ai tempi dei primi sopralluoghi, imponeva un nuovo modo di vita nelle campagne. Laddove il contadino viveva libero da ogni paura, ora il cittadino non aduso agli spazi liberi ed aperti imponeva con arroganza e spregio della legge le esigenze della sua sicurezza. I cancelli sono stati chiusi, le poderali interrotte con sbarramenti, o addirittura cancellate dai trattori, le proprietà puntualmente recintate. Il territorio stesso spezzato in tanti scampoli, come il sogno di un grande parco storico e paesaggistico libero ed aperto alla visita in ogni sua parte.
 La Tenuta del Pino invita ancora ad entrare a Veio dalla via Cassia, ma finisci nel cul de sac delle recinzioni senza raggiungerne l’Acropoli di Piazza d’armi. Quel lungo percorso naturale che era degli Etruschi nel fondovalle del Crèmera partendo dalla diga di Castelgiubileo è ora incredibilmente sbarrato in più punti. Stessa cosa lungo la valle della Crescenza, dove 20 ville con le loro pretestuose recinzioni cancellano la storia stessa dell’antico isolamento. E quando nel cuore archeologico del Parco insisti per scendere nelle forre per ritrovare i Bagni della Regina o la via per la Porta Capena ancora una volta ci sono reti invalicabili quanto inutili. E dove non ci sono i privati, dove il lungo itinerario per Veio inizia, a ridosso dell’ultimo edificato, ci pensa l’Istituto Marymount, per ricchi studenti americani a sbarrare per sicurezza la storica via di accesso.
Abbiamo vissuto con rassegnazione questa decadenza delle luminose speranze di allora. Ed abbiamo associato il mancato obiettivo di aprire e rendere agibili vie e sentieri di visita delle aree protette alla generale regressione culturale di questi anni. Alla affermazione del liberismo e dei suoi associati egoismi, alla esaltazione del privato e delle privatizzazioni, che furono oggetto primario delle battaglie di Antonio Cederna. Alla volontà delle classi politiche che governano in Comuni e Regioni di annichilire i parchi ed ogni fastidiosa area protetta e vincolata.
Grazie Francigena ora si espropria per “ Camminare “
Ma ecco che un fatto nuovo ed inaspettato ci viene improvvisamente in soccorso. Sono i Cammini d’Europa. O meglio, lo stimolo che ci viene dalla cultura nord europea a favorire, realizzare e collegare in una rete i cammini di fede e quelli di antica tradizione. In principio fu la Francigena ed infine lo scorso anno il clamoroso esempio dell’Appia di Rumiz. Percorsa tutta a piedi da Roma a Brindisi, lungo tracce , suggestioni ed antichi residui monumenti, dal suo piccolo gruppo diventa l’evento culturale dell’anno e costringe lo stesso Ministro dei Beni Culturali  ad intervenire su questa nuovo settore culturale e turistico. Moderno ed antico allo stesso tempo. Rivincita della lentezza e del paesaggio.
Tornando a Veio, tornando sui nostri passi, sia pure senza entusiamo per far conoscere i luoghi ad amici ignari ora la inaspettata scoperta. Dalla Cassia di Formello puntando diritti sul sito della antica Veio, dei mitici centomila abitanti, non vi era modo di arrivare sull’altopiano di cento ettari delimitato dai due fiumi. Lo si poteva solo vedere da lontano. Ed invece ecco sulla nostra destra una ruspa. Che per una volta non verrà maledetta. Ha aperto un tracciato nella macchia. Lo seguiamo e passiamo nei pressi della famosa Tomba Campana, da tempo non più raggiungibile, e su questa traccia costeggiando il profondo della forra eccoci a superare il corso del torrente Crèmera sul tunnel scavato dagli Etruschi: il Ponte Sodo. Per giungere così al centro stesso di Veio e ad Isola Farnese.
 Il sentiero diventa “ opera pubblica indifferibile ed urgente “.
Ci rendiamo conto che siamo di fronte ad una svolta.
Le strade sono intuitivamente l’ opera pubblica per definizione.
Da più di un secolo esse vengono costruite da chi governa per rendere il più rapido possibile il collegamento tra le città ed a seguire per collegare tutto a tutto sempre più velocemente. Con una rete stradale invasiva fin nei luoghi più remoti.
Col tempo la strada ha formato un binomio indissolubile con l’automobile.
E proprio  per questo da più di un secolo l'opera pubblica "  indifferibile ed urgente " è stata identificata con l’asfalto di strade ed autostrade.
Per esse ogni esproprio è stato ed è  considerato a tutt' oggi sempre e comunque praticabile, quali che siano gli interessi colpiti. Laddove come sappiamo l'esproprio in tempi di liberismo appare istituto logoro e contestato.
 Chi poteva immaginare espropri se non per nuove strade d’asfalto. E invece qui si è espropriato, o comunque, imposto ai privati di far passare chi procede a piedi.

 Il cammino, l' andare a piedi, gli itinerari lenti vengono riconosciuti come valore emergente. Come interesse pubblico primario.
Qualcuno potrebbe obiettare che non è vero, poiché oramai si fanno ovunque piste ciclabili. Va allora chiarito che le piste ciclabili, pur apprezzabili in assoluto, sono frutto di esigenze sociali diverse, strumenti di politica urbana della mobilità, non eventi culturali.
Vengono realizzate, ancora una volta in nome della rapidità, della mobilità individuale, dell' inquinamento da abbattere, della salute, e in fin dei conti da realizzare in ambiti già pubblici. E per quanto ne so, aggiustandosi alle disponibilità di aree che non comportino espropri.

Con il " cammino" il nuovo valore è la lentezza. Con essa l' attenta osservazione, e mi permetto di essere ottimista, con essa anche il “ Paesaggio ”.
Constatiamo che con ben due Varianti della Francigena, e sempre all’interno del Parco di Veio, la Pubblica Amministrazione  si è fatto carico di facilitare il " cammino " e ad esso consentire di cogliere storia, bellezza e paesaggio. Si sono mossi progettisti, imprese, ed adottati appalti e lo sottolineo ancora: espropri. Sono stati impegnati un milione e 800.000 euro.
Una speranza per i tracciati antichi abbandonati e dimenticati

Eravamo abituati a vedere tutti gli itinerari nati per muoversi a velocità naturale, a piedi o a dorso di mulo, destinati a morire, abbandonati a sé stessi, preda delle pretese e della arroganza dei proprietari viciniori oppure destinati ad essere cancellati dalla natura selvatica. Chiuse da rovi  inestricabili o sbarrate da cancelli, sbarramenti, minacciosi cartelli di proprietà privata.
Mi riferisco prima di tutto ai tratturi, tanto declamati, quanto obnubilati, persi, e fagocitati.
Ed ancora alle mulattiere di media montagna, che non hanno avuto il privilegio di essere riutulizzate come sentieri per l'attività esursionistica montana.
Ed infine all' intera rete delle strade poderali, vittime, ahinoi, della residenzialita' diffusa caoticamente nelle campagne.
La villettopoli dei nostri incubi, che cancella anche il paesaggio.

E invece da ieri L’ASTRAL, che è l’ANAS della Regione Lazio, è stata messa al servizio dei “ cammini “ e dei sentieri.
I sentieri sono la vita stessa del Parco.
Tutto questo è in grado di rianimare gli Enti Parco che gestiscono le aree protette nell’area metropolitana. Sono senza consigli direttivi,  senza finanziamenti, con i Piani di Assetto non ancora approvati in Regione e stanno rischiando molto. Senza sentieristica, poi, carente da sempre i Parchi vengono inesorabilmente dimenticati.
Vogliamo credere che questo precedente possa ricondurre gli Enti Parco all’iniziativa, offrendo loro un meccanismo surrogatorio della attuale incapacità di esproprio e di spesa.

Ora gli Enti Parco potrebbero con le più varie motivavazioni invocare l' ASTRAL per la Francigena del sud, per il cammino di S.Benedetto, per il pellegrinaggio alla Madonna del riposo o del Divino Amore, per il cammino dei laghi o quant’altro. Insomma con un po' di fantasia gli Enti parco, anche con sponsorizzazioni, ( come dimenticare il Finanziamento della Società Autostrade per il Parco dell’Appia perso per motivi ideologici ) potrebbero ora mettere mano, per interposta persona, alla realizzazione della rete sentieristica di visita e conoscenza delle nostre amate aree protette.
Qualche appunto sui modi di realizzare i nuovi tracciati

La soddisfazione di vedere aperti dei tracciati da poter percorrere a pieno diritto, e non più sotto il ricatto dei proprietari delle aree attraversate, ci consente di essere più benevoli nel giudicare i modi di realizzare questi nuovi percorsi.
 Anche se “ tragicamente “ appaiono le insufficienze di una classe tecnica che per la prima volta si confronta con un opera " leggera " e che la appesantisce di orpelli o peggio di obbrobri.
Di buono ci sono la larghezza ed il fondo stradale.
La larghezza è misurata. Sempre eccessiva, ma meno per fortuna di una pista ciclabile. Il battuto di tufo ritengo sia consonante con il paesaggio attraversato.
Poi si sbraca sul resto. 


La rete alta 2 metri con pali di castagno regalata al proprietario del fondo è a filo con il percorso.
Una staccionata alla romana con pali di castagno si sviluppa senza alcuna ragione per centinaia di metri per segnare il camminamento, anche dove non vi è alcun pericolo. Sentono i progettisti  la necessità di addomesticare la campagna, troppo primitiva ai loro occhi. La si fa goffamente assomigliare ai giardinetti sotto casa. Se si corre al limitare di un confine squadrato il sentiero piega improvviso ad angolo retto. Il ponte eccessivo  e pesante poggia su plinti di poderoso cemento grezzo. Per la sicurezza dei pedoni poco ci manca che non mettano gard rail ai lati del ponte. I progettisti lo si vede bene, non hanno mai camminato. Chiamati ad improvvisare balbettano, ma per intanto procedono. Se continueranno con le staccionate e magari anche con l’illuminazione, li richiameremo alla realtà di quello che realmente serve per camminare lungo decine o centinaia di chilometri.

Ora ciò che importa è procedere, dare ad ogni costo a ciascun Parco la sua rete sentieristica. Il modo c’è speriamo nasca anche la volontà di adottarlo.

mercoledì 3 febbraio 2016

VILLA STROHL-FERN: USO ED ABUSO DELLA TERRA DI NESSUNO 50 ANNI DI ABUSI

COMUNICATO STAMPA
03.02.2016

VILLA STROHL-FERN: USO ED ABUSO DELLA TERRA DI NESSUNO
50 ANNI DI ABUSI

Nel 1976 una notissima testata romana recita “….Villa Strohl-fern: responsabile il Comune… per il Comune di Roma sembra tutto regolare. In effetti la licenza ( autorizzazione per una fogna) non fa che avvallare le opere abusive compiute nella Villa nonostante i vincoli”.
Oggi, a Villa Strohl-fern sono in accelerazione esponenziale i lavori di ristrutturazione del fabbricato 19 “il Casone” con un bando di gara che Italia Nostra Roma ha sottoposto all’attenzione del Presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone.

Pare sia imminente il posizionamento di prefabbricati, per ospitare gli allievi in attesa della ristrutturazione del “Casone”, che hanno ottenuto il nulla-osta, in via provvisoria, dalla Soprintendenza. Soprintendenza che “prescrive”, non “consiglia”, un progetto unitario di restauro del giardino e dei manufatti, compresa la porzione della Villa non utilizzata per la didattica. Progetto mai arrivato sui tavoli della Soprintendenza.

Aumento di SUL (Superficie Utile Lorda) di 570mq nel Casone per ospitare, come risulta da fonti ben informate, altre trecento allievi significa un peso strutturale aggiuntivo e significativo.
La rupe su cui poggia il Casone è composta da travertini che presentano cavità e cunicoli per la quale c’è una prescrizione dei geologi del Comune. Due frane si sono prodotte sia sopra Valle Giulia che su Viale Tiziano poiché si tratta della stessa formazione geologica affiorante.
Italia Nostra Roma chiede che siano resi noti i calcoli dell’ingegnere strutturista anche in relazione alla fragilità del terreno.

Un richiamo, severo,  alla sicurezza in un luogo, la Villa, per il quale sono state richieste decine di sanatorie e ne sono state rilasciate solo due ( foglio 551 particella 11 e foglio 551 particella 16).
Abusi non sanati dunque? Ricordiamo che la Villa fu sottoposta a sequestro giudiziario dal Pretore Infelisi nel 1975, provocando reazioni abnormi e spropositate da parte francese.

Tutto e molto altro ancora sta succedendo in un silenzio allarmante su una Villa storica, storicamente usata ed abusata.
Italia Nostra Roma chiede la più alta attenzione a questo intervento “edilizio” che ha avuto la “benedizione” del Commissario Straordinario Tronca.

I documenti dell’archivio storico di Italia Nostra Roma sorprendono: constatiamo che da 50 anni a questa parte nel tiro alla fune, tra vincoli e abusi, la corda si spezzi sempre dalla parte italiana.



mercoledì 27 gennaio 2016

I MUSEI CAPITOLINI E DANIELE DA VOLTERRA ALLA CAPPELLA SISTINA. “BRAGHETTONI” A TUTTI I MUSEI ITALIANI ?

COMUNICATO STAMPA

27 GENNAIO 2016

I MUSEI CAPITOLINI E
 DANIELE DA VOLTERRA ALLA CAPPELLA SISTINA
“BRAGHETTONI” A TUTTI I MUSEI ITALIANI ?


 Daniele da Volterra fu incaricato, nel 1565 dopo il Concilio di Trento dal Papa Pio IV di mettere i “braghettoni” ai nudi della Cappella Sistina, realizzata da Michelangelo, in un luogo simbolo della cristianità, per un malinteso e retorico senso del pudore inaccettabile nella cultura moderna e universale.
Considerate le ampie e prestigiose disponibilità logistiche della Presidenza del Consiglio, non si capisce per quale motivo non si sia trovata una sede idonea ad ospitare  un Capo di Stato straniero che ha sensibilità religiose diverse dalle nostre, piuttosto che rinunciare ai simboli  identificativi della nostra cultura, così profondamente radicata e legata alla storia della nostra nazione.
Abdicare in maniera cosi plateale alla nostra cultura  è stato  un atto di resa incondizionata.
A tutto c’è rimedio, tranne che al ridicolo.
I cerimoniali non hanno fatto una bella figura  se la soluzione al problema è  stata individuata “nel tombamento” di uno degli elementi fondanti della nostra italianità: la cultura del bello,  rinunciando così al nostro tratto distintivo che ci rende unici a livello mondiale.
Le censure culturali non sono accettabili in nessun ordinamento democratico e vanno respinte senza incertezze. L’autocensura culturale, poi, è un atto ingiustificato, ingiustificabile e insopportabile.


AVVICENDAMENTO ALLA PRESIDENZA DI ITALIA NOSTRA ROMA


 Carlo Ripa di Meana, Presidente della Sezione di Roma di Italia Nostra dal 2007 al 2016, ha rassegnato le dimissioni, dalla carica, con grande dispiacere del Consiglio Direttivo.

I suoi impegni personali ed editoriali non gli permettono di dare quella continuità di presenza e il contributo costante alla Sezione di Roma.
Il suo gesto, testimone di grande  responsabilità nei confronti dell’Associazione , è stato accolto con grande rammarico dal Direttivo della Sezione di Roma che ha preso atto delle sue dimissioni.
In continuità con la presidenza di Carlo Ripa di Meana è stato eletto, per acclamazione, il dottor Marco Di Fonzo,

già Consigliere della Sezione di Roma, le cui doti personali e la competenza professionale sono di garanzia e di eccellenza per il proseguo delle attività della Sezione romana di Italia Nostra.

E' uomo di alta preparazione tecnico scientifico maturata in oltre 20 anni di attività in qualità di Funzionario del Corpo Forestale dello Stato dove ricopre numerosi  incarichi a tutela del patrimonio naturalistico del paese .
Marco Di Fonzo è stato apprezzato Presidente del Parco regionale dell'Appia Antica, docente universitario per la Pontificia Università Gregoriana e la Link Capus University di Roma nelle discipline scientifiche collegate  alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio paesaggistico e nell’uso delle tecnologie investigative a supporto della repressione dei  reati ambientali .
A Carlo Ripa di Meana va un sincero sentimento di affetto e riconoscenza per il grande impegno, il coraggio e la passione che ha sempre dimostrato nelle battaglie che l'hanno visto protagonista con la Sezione di Roma al suo fianco.
Carlo Ripa di Meana rimarrà con noi come "Socio Onorario".
Auguri a Carlo per i suoi impegni editoriali e privati.

Benvenuto e auguri di buon lavoro al nuovo Presidente, Marco Di Fonzo.

giovedì 21 gennaio 2016

COSA STA SUCCEDENDO A VILLA STROHL-FERN?




Nulla di buono!
Cominciato alla fine di dicembre del 2015 con l'abbattimento di 7 esemplari di Pinus-pinea che, età a parte, non presentavano particolari elementi di criticità, (eccessiva inclinazione dei tronchi, malattie conclamate, ecc.)





si prosegue ora con il passaggio di proprietà  all’AEFE (Agenzia per l’insegnamento francese all’estero) che diviene quindi “affidataria della proprietà”,   l’Ambasciata di Francia diviene l' "affidatario" del bene vincolato secondo le leggi italiane.
Cosa significhi non ci è chiaro. Forse la Villa è diventata extraterritoriale?

Il Ministero per i Beni Culturali, che può esercitare il diritto di prelazione se un bene vincolato passa da un proprietario all'altro, è stato doverosamente e obbligatoriamente informato?
In ogni caso, il Ministero è già stato allertato da Italia Nostra Roma della stranezza dei comportamenti. 

In più, da un bando pubblicato sul sito ufficiale del Liceo Chateaubriand, si parla dell'ottemperanza, certa, sicura e rispettosa delle prescrizioni della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Roma, nello stesso tempo si parla esplicitamente di un aumento della superficie coperta di 570 mq. sui 1.600 attuali del cosiddetto "Casone", vincolato dalle leggi italiane.
La soprintendenza interpellata non avrebbe autorizzato, né potrebbe farlo, l'aumento di cubatura. Il Liceo Chateaubriand , negli anni, ha sempre fatto quello che gli è parso e piaciuto in Villa Strohl Fern senza rispetto per il testamento (in nostro possesso) del Barone Strohl Fern,
Alfred Wilhelm Strohl

il mecenate alsaziano che intendeva fare di quella villa un tempio della cultura ospitando più di 100 studi di artisti.

E' sopravvissuto alla strage soltanto uno, lo Studio di Francesco Trombadori,

gli altri sono stati trasformati in aulette, bagnetti per gli allievi compreso lo Studio di Carlo Levi, sono state abbattute foreste di bamboo per trasformarle in campetti di calcio,

abbattuto un muro di cinta antica su Villa Borghese (Via di Madama Letizia) per fare accedere automezzi; un restauro a dir poco "audace" della Casa Ponte, abitata dal poeta Rainer Maria Rilke, sena infissi, senza pavimentazione sul viale che scende verso Valle Giulia; la vegetazione è lasciata libera e selvaggia senza alcun progetto di riqualificazione né di uso, una selva oscura infestata da ortiche e assolutamente impraticabile.

La lista dei guasti sarebbe ancora molto lunga ma, per ora, terminiamo qui.
Una bella recinzione Keller, infatti, divide la parte frequentata dagli allievi dalla parte che scende verso il portale monumentale di Valle Giulia, un disastro nell'indifferenza più totale dei francesi come se quel territorio, prezioso e vincolato, fosse terra di nessuno; in realtà risulta essere terra di nessuno, nessuno entra, nessuno esce. 
Le nostre leggi e i loro responsabili sono considerati come un elastico che si può tirare da tutte le parti secondo la convenienza del momento.
Italia Nostra Roma ha reagito chiedendo chiarimenti al Ministero per i Beni Culturali ed intende continuare a reagire.
Il rispetto delle leggi di tutela non è differibile, non è interpretabile. 
E' un valore assoluto al quale tutti, persino i cugini d'oltralpe, si debbono attenere umilmente e con scrupolo.
Scusate la lunghezza, ma la storia è lunga.....

lunedì 18 gennaio 2016

"TEVERE, UNA STORIA CHE SCORRE" LA MOSTRA OMAGGIO AD ANTONIO CEDERNA DA VENERDI' 22 GENNAIO A SANT'IVO ALLA SAPIENZA

In omaggio ad Antonio Cederna
nel ricordo dell’impegno profuso da giornalista, parlamentare e presidente di Italia Nostra nella salvaguardia del patrimonio storico e artistico di Roma
il Servizio Educativo dell’Archivio di Stato e la Sezione di Roma di Italia Nostra gli dedicano

LA MOSTRA

“Tevere, una storia che scorre”
Fotografie di Cristina Archinto
Testi a cura di Alessandra Valentinelli

La mostra “Tevere, una storia che scorre” narra il fiume a partire da quanti ne hanno ritratto il paesaggio per studiarne l’ambiente. Trae spunto dal manoscritto “Modo di far navigabile il Tevere” conservato alla Biblioteca Corsiniana dei Lincei di Roma, e dal suo restauro promosso da Charta Edizioni grazie al progetto “Salviamo un Codice”; l’opera  racchiude i primi disegni di Gaspar Van Wittel in Italia, i territori e i panorami che affascinarono il principale fra i vedutisti del Grand Tour. Nel ripercorrere la storia del Tevere dal Settecento ad oggi, la mostra attinge a un vasto patrimonio di stampe, carte antiche e scatti d’epoca: dagli studi per la navigazione commissionati a Nolli e illustrati da Piranesi, alla campagna fotografica con cui i fratelli D’Alessandri documentarono la vita fluviale prima della costruzione dei muraglioni. Una geografia, malgrado i mutamenti, densa di cronache e memorie che si conclude con l’Album “Lento viaggiare” di Cristina Archinto e che proietta, nelle immagini di oggi, gli scenari per domani: più che semplici ispirazioni, motivi di profonda riflessione.

INAUGURAZIONE VENERDI 22 GENNAIO ORE 15

Sant’Ivo alla Sapienza, Sala della Biblioteca Alessandrina
Archivio di Stato, Corso Rinascimento 40 Roma

Dal 25 gennaio al 19 febbraio 2016
Visite e incontri organizzati dalla Sezione di Roma di Italia Nostra

IN APERTURA DEL

2° CORSO DI AGGIORNAMENTO PER DOCENTI
organizzato della sezione di Roma  e dal Servizio educativo dell’Archivio di Stato-
S.Ivo alla Sapienza - Corso Rinascimento. 40 Roma
Biblioteca Alessandrina
Progetto didattico Nazionale “LE PIETRE E I CITTADINI”
MIUR-MIBACT
Accordo quadro triennale Direzione generale per gli Archivi
Protocollo d’intesa triennale sull’Educazione ai Beni Culturali e Paesaggistici

LA CITTA’ E L’ACQUA
“Quocumqueingredimur, in aliquamhistoriampedemponimus”
M.T.Cicerone


mercoledì 13 gennaio 2016

MUNICIPIO VII: UNA IMPORTANTE RISOLUZIONE ANCORA INASCOLTATA



 Torna d’attualità il Parco dell Appia e la sua fondamentale funzione di salvaguardia urbanistica delle aree più congestionate di Roma.

Il 18 settembre 2015 il Consiglio del VII Municipio ha approvato alla unanimità una Risoluzione che auspica la intangibilita' del comprensorio di 30 ettari della Barbuta confermando la sua destinazione a verde e fa appello all' Ente Parco dell' Appia per la sua inclusione nei confini del Parco regionale dell Appia Antica
 Il comprensorio Barbuta è già compresa nel Piano di Assetto del Parco, che dopo 13 anni la Regione ancora non approva.

 Il VII Municipio governa i grandi e sovraffollati quartieri posti ad Est dell'Appia.
 Appio-Latino, Tuscolano, Quadraro, Cinecittà etc.
 È molto significativo che esso si preoccupi di non aggravare lo stress abitativo ed urbanistico del Municipio e che faccia appello e riferimento all'Ente Parco.
 Questo conferma quanto Italia Nostra ha recentemente sostenuto.
 La popolazione e le Istituzioni Locali si riconoscono nel Parco. Ad esso fanno riferimento non tanto per problemi naturalistici, ma per fondamentali problemi urbanistici.
 Il Parco Regionale dell Appia è una realtà che va difesa ed incrementata, poiché elemento fondamentale della strategia di difesa del Patrimonio storico paesaggistico e della sua offerta alla cittadinanza per un maggior decoro ed una migliore qualità della vita.

Ma questa Risoluzione del settembre 2015 va molto oltre nel recupero di una civiltà politica distrutta da avvenimenti gravi degli ultimi 20 anni, nei quali si è affermata l'urbanistica contrattata e con essa il dominio dei poteri economico-finanziari.
La vicenda Barbuta è stata una delle lezioni più dure sulla deriva del potere cittadino.

Un'area strategica per il Parco dell Appia sottoposta 25 anni fa ad una variante di PRG per la sua salvaguardia ed acquisizione al demanio pubblico era diventata sito strategico di insediamento commerciale della Multinazionale Le Roy Merlin.
Con immediata adesione delle forze politiche al Governo solo un anno fa.
E solo per un caso l'operazione di distrazione dal patrimonio pubblico è stata fermata in tempo, dall' intervento in Consiglio comunale del Consigliere Riccardo Magi in Campidoglio, e di Davide Tutino, vicepresidente del Consiglio in Municipio 7.
Essi l'hanno denunciata e bloccata con motivazioni di carattere non solo ambientale ed urbanistico, ma anche giuridico, eccependo l'illegittimità di un quartiere mono etnico Rom, che la multinazionale si apprestava a regalare in cambio di ben altro beneficio: La costruzione di un ennesimo maxi centro commerciale.

 Ma con questo i pericoli non erano finiti.Ora con la Risoluzione di settembre 2015 al centro della vicenda viene posta la questione della intangibilità urbanistica.
 Italia Nostra sarà d' ora in avanti a fianco del VII Municipio e dei Consiglieri che vorranno tenere duro su questo punto.Io personalmente che scrivo ringrazio in particolare i Consiglieri proponenti, Davide Tutino e Francesco Laddaga, ed  il Presidente della Commissione Ambiente, Marco Poli, i quali hanno voluto e determinato il percorso dell'atto.

Per anzianità ho vissuto ed in parte determinato la salvaguardia di quel comprensorio. Posto immediatamente ad Est dell'Appia Antica all'altezza del GRA.
Esso offre il necessario spazio e respiro alla monumentale via consolare proprio quando essa si innalza e punta i Colli Albani e il Monte Cavo nella sua più bella visione paesaggistica.
Ho insistito per farla inserire nell'ampliamento dei confini del Parco insieme al Complesso di Capannelle ( in una evidente continuità spaziale visiva e paesistica).
Assistevo amareggiato alle manovre blindate da un patto con il volontariato sociale cooperativo e mi preparavo ad una cocente sconfitta.

Ora so che altri saranno in campo e che lo stesso Parco potrà alzare la voce.
Su questo scottante e pessimo episodio e terribile segnale politico.

Per chi avrà pazienza sono qui allegati sia un Comunicato stampa di Italia Nostra del luglio 2015. Caduto nel vuoto.
Sia la cronaca, ora storia, della Barbuta e dell'impegno a tenerla libera da insediamenti nel nome e nell' interesse del Parco dell'Appia.
Storia che affido ai tanti che ancora vorranno impegnarsi per gli interessi pubblici.

Oreste Rutigliano

Cons Nazionale di Italia Nostra



COMUNICATO STAMPA
16 GIUGNO 2015
BARBUTA ROMA APPIA: UNA STORIA INCREDIBILE!
ALTRI CENTRI COMMERCIALI E QUESTA VOLTA SU UN’ AREA DI PROPRIETA’ PUBBLICA.
Sono giorni di sconcerto per il malaffare nella gestione della cosa pubblica comunale.  A noi sconcerta ancor di più che non si vada a scavare nella annunciata e subito dimenticata operazione urbanistica della Barbuta. Che cosa è la Barbuta?

Un area di 30 ettari di proprietà comunale, destinata a verde pubblico e situata all’angolo tra esterno GRA e Via Appia Nuova. Venne destinata a verde pubblico dalla Variante di Salvaguardia del 1991 in funzione dell’ arricchimento dei valori paesistici del Parco dell’Appia.
Un cono visuale parte parallelo all’Acquedotto di Claudio ed attraverso una direttrice libera da costruzioni: Capannellle-Barbuta-Aeroporto di Ciampino giunge direttamente ai Colli Albani.
Ed allo stesso modo provenendo dalla Antica Appia in corrispondenza del GRA, grazie allo spazio libero della Barbuta si apre la visione iconografica più famosa della consolare al cospetto del Vulcano laziale.

Ne è conseguito che il Parco abbia inserito Capannelle e Barbuta nel Piano di Assetto, che giace in Regione, nelle zone di ampliamento e che il PTP 12/15 abbia prescritto per la Barbuta : " sistemazione a Parco Pubblico attrezzato, anche con impianti sportivi e servizi locali previsti da strumenti urbanistici". Senza alcuna costruzione per essere chiari.
E se non bastasse è anche zona dichiarata di interesse archeologico di area vasta.

In tutto questo, si è pensato, giungendo fino in Consiglio Comunale, di usare questa proprietà pubblica preziosa come vile “ merce di scambio”. Se la Barbuta è strategica per il Parco dell’Appia, lo sarebbe certamente anche per la eccezionale accessibilità della posizione sotto il profilo commerciale. Si fa avanti il Gruppo internazionale Leroy Merlin. Ci vuole fare un centro commerciale in cambio di un quartierino per  Rom stanziatisi casualmente e provvisoriamente sull’ area da alcuni anni.
Tutto sembra normale: oramai ci si è abituati a considerare i Piani Urbanistici semplici consigli, i vincoli paesaggistici, meri ostacoli di vecchie visioni estetizzanti, i Parchi una palla al piede.
E la proprietà pubblica? Che dovrebbe essere una cosa “ sacra “, viene vista addirittura come un occasione per le operazioni politiche più spericolate.

Nessuno ci assicura che in futuro altre proposte di potenti operatori, anche internazionali, non possano forzare PRG, vincolo paesaggistico e ridurre a coriandoli le eventuali presenze archeologiche.
E allora ci rivolgiamo alla Regione per un suo pronto intervento per consolidare una conquista storica, come questa, con l’approvazione, urgentissima, del Piano di Assetto del Parco dell’Appia che giace dal 2002.


ROMA, VIA APPIA NUOVA, ZONA A VERDE PUBBLICO BARBUTA: UNA BRUTTA STORIA
 L’area di 30 ettari si chiama Barbuta. Dal nome di una antica tenuta agricola.
 E’compresa nell’angolo formato dal GRA e dalla ortogonale Via Appia Nuova, sulla parte esterna del GRA stesso.
 Da molti anni è in abbandono e su parte di essa si sono insediati  i nomadi con un loro accampamento.
Ma con ogni evidenza appare strategica dal punto di vista commerciale, per la sua accessibilità e per la sua visibilità; essa è in grado di catturare migliaia di consumatori che transitano sull’asse viario fondamentale Roma-Castelli.
Ci ha messo gli occhi la multinazionale Le Roy Merlin. Si è accordata con Capodarco, la famosa cooperativa assistenziale vicina all’On.le Battaglia ( PD ). Metterà a disposizione un quartierino per i nomadi, in cambio del permesso di costruire il suo mastodonte commerciale.
Ma si dà il caso che l’area sia strategica anche per il Parco dell’ Appia Antica.
Percorrendo l' Antica consolare provenendo da Porta S.Sebastiano in direzione Sud, poco prima di  sovrastare il tunnel del GRA, sul dolce rilievo della colata lavica si apre in tutta pienezza il cono visuale Appia - Castelli. Chi proviene dalle mura aureliane ora si trova direttamente al cospetto del potente rilievo di Monte Cavo ed a tutti i Colli Albani. E ritrova dal vivo l' iconografia più prepotente del grande monumento viario.
Il profilo antico del Vulcano Laziale, qui a suo modo imponente e dai colori cangianti, si contrappone all’asse viario. E la strada a sua volta lo sfida fin nella sua storia più antica.
Ed ancora, qui, l’area protetta mancherebbe di sufficiente spazio vitale alla propria sinistra, ad Est, se non ci fosse questo grande spazio libero ed agricolo.
Per tutte queste ragioni, e per salvaguardare questo primario cono visuale, fin dal 1991, la Variante di Salvaguardia, volta a salvaguardare natura e paesaggio della campagna romana, provvide a cancellare dall' area della Barbuta ogni previsione di espansione edilizia.
Consentendo inoltre una direttrice visiva libera da ostacoli nella successione Parco degli Acquedotti, Lucrezia Romana, Capannelle, Barbuta, Fonte Appia, Aeroporto.
E poiché su di essa già esisteva una previsione di espansione edilizia ed un progetto di lottizzazione delle Cooperative Bianche ( Consorcasa ), che si erano assicurate i terreni, si giunse ad un provvedimento di delocalizzazione del progetto Consorcasa su altre zone con acquisizione dei 30 ettari della barbuta al demanio comunale con una destinazione provvidenziale a Verde Pubblico ( allora zona N ).
Successivamente nel 1997 venne apposto il vincolo art. 1, lettera m, della legge Galasso, in contemporanea con analoghi vincoli apposti su altri vitali margini dell’Appia a Tor Marancia,  Boville e Mugilla.
In tempi più recenti  il PTP 12/15, l'unico PTP approvato nel Lazio,  la classificò come area TPa 78 con le seguenti prescrizioni: " sistemazione a Parco Pubblico attrezzato, anche con impianti sportivi e servizi locali previsti da strumenti urbanistici".
Poi è stata la volta nel 2002 del Piano di Assetto del Parco dell’Appia Antica, predisposto dall’Ente parco, che ha previsto consistenti ampliamenti dei confini del Parco stesso e tra questi fondamentali in questo settore i due circuiti dell’Ippodromo delle Capannelle e la stessa tenuta della Barbuta. Per la quale le prescrizioni sono state ancor più rigide di quelle del Piano paesistico. E cioè: : area 3.1 di protezione a prevalente valore storico archeologico e paesaggistico. Come dire solo agricoltura.
Solo dopo aver ricordato queste premesse si può percepire la gravità del procedimento di “ alienazione “ di questi terreni preziosi ad una multinazionale.
 Preoccupa gravemente che in Comune si sia preso anche solo in esame, con amnesia e leggerezza, un progetto di Centro commerciale, laddove un intero apparato vincolistico prevede la salvaguardia di quell’area.
 Il progetto è stato per buona fortuna contestato in extremis in Consiglio Comunale, ma non  per motivi storico urbanistici e paesaggistici, ma solo sulla base di motivi sociali, confermati da direttive europee, che sconsigliano la creazione di quartieri monoetnici e cioè di ghetti  non integrabili.
Contestazione debole ed aggirabile con altre forme di munifiche donazioni sociali da parte del colosso commerciale entrato in campo. Che difficilmente mollerà la presa su un simile affare.
 DAL NOSTRA PUNTO DI VISTA LA VICENDA SI PRESTA AD UNA LETTURA ASSAI PREOCCUPANTE.
QUI NON SI RIPETE PEDISSEQUAMENTE L' ABNORME PRETESA  DELL ASSESSORE  CORSINI DEL CENTRO DESTRA, CHE PER FARE IL VILLAGGIO OLIMPICO ALL’ IPPODROMO DI TOR DI QUINTO, VINCOLATO PAESAGGISTICAMENTE, PROCLAMAVA CHE IL VINCOLO LO SI POTEVA TRANQUILLAMENTE REVOCARE. SUSCITANDO SCONCERTO E IMMEDIATE REAZIONI.
QUI SI AVVERTE, AL CONTRARIO, IL CLIMA DI DEREGULATION  PREPOTENTE  E VINCENTE, DIVENUTO PRATICA POLITICA USUALE E ADDIRITTURA SANCITO DAL DECRETO LEGGE SBLOCCA ITALIA.
ED IN TALE PROSPETTIVA VA OGGI VISTA LA VICENDA.
UN PRECEDENTE MICIDIALE CAPACE DI CORRODERE ALLE FONDAMENTA LA STORIA E LA NORMATIVA CONSEGUENTE OTTENUTA SULL APPIA DOPO L' IMPEGNO DI DUE GENERAZIONI.
 SULLA INDICAZIONE VOLUTA CAPARBIAMENTE PER UN INTERA VITA DA ANTONIO CEDERNA.
Ciò detto non si può non ricollegare a questo progettato misfatto quanto accade a Frattocchie all estremo margine sud  del Parco Regionale dell Appia Antica.
Qui i frati Trappisti, edificavano ai primi del novecento un convento dotato di 20 ettari di preziosi vigneti.
Uno spazio che consente di immaginare una continuità tra Parco dell Appia e Parco dei Castelli.
Aggiungasi poi che i Castelli nel corso degli ultimi tre lustri hanno visto passare le vigne, per cui erano famosi, da 11.000 a soli 6000 ettari.
Sotto la pressione edificatoria e residenziale.
Nel mentre si predica, forse invano, l intangibilita' degli spazi agricoli.
Bene, anche qui, si parla di vendita a soggetti con un unico scopo sociale: mattone  e cemento.
È TEMPO DUNQUE DI ALLEANZE E DI SFORZI CONGIUNTI TRA ORGANI DI TUTELA STATALI E REGIONALI.
SEMPRECHE' NON CI SIA RASSEGNATI AD UN DESTINO DI SVENDITA DEFINITIVA DEL PATRIMONIO STORICO- PAESAGGISTICO, SOTTO L INCALZARE DELLA CRISI.
CON EVIDENTE MIOPIA ED EPOCALE ERRORE DI STRATEGIA DEL FUTURO.

Post Scriptum
Non posso non rammentare in questa rievocazione accadimenti che mi hanno visto protagonista che mi spingono a rendere il dovuto riconoscimento ad un gentiluomo della politicail capogruppo democristiano in Campidoglio nei primi anni 90 al tempo del Sindaco Carraro: Luciano Di Pietrantonio, un ex sindacalista prestato alla politica.
Nella lunga complessa vicenda della variante di salvaguardia, che ho vissuto in qualità di allora  e consigliere comunale di Roma, membro della Commissione urbanistica, mi imbattei in una segnalazione di alcuni cittadini sul rischio di edificazione della Barbuta.
In Consiglio comunale ripresi la segnalazione sollevando le proteste del Gruppo DC, appoggiate in aula dagli assegnatari futuri degli appartamenti di cooperativa. In verità seriamente esasperati nel veder sfumare un sogno già a portata di mano.
Fu in tale circostanze, che con grande coraggio e profondo senso della sua missione di rappresentante degli interessi generali della città,  che intervenne il capogruppo democristiano Di Pietrantonio.
Questi, contro il suo " popolo" presente in aula, diede a tutti con autorevolezza una lezione di senso civico dichiarando vere le ragioni del fermare, finché si era in tempo, un errore che avrebbe portato vantaggi per pochi e danni ad un disegno urbanistico di alto interesse per il futuro assetto cittadino.
Fu così che passò quel meritorio blocco, e il successivo iter di delocalizzazione delle cubature già assentite, con passaggio della Barbuta nel demanio e nelle disponibilità del Comune. Che immediatamente la destinò a Verde Pubblico.
Tempi lontani anni luce dal presente meschino ruolo di tanti rappresentanti politici odierni, senza poteri e senza prestigio, che vivono la loro vita nelle istituzioni da " nominati", revocabili al minimo dissenso. Ed incapaci di denunciare simile assurde storture.

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